Le Società dell’Eguaglianza e la Distribuzione Egualitaria del Sociopotere

In questo articolo, traendo spunto dal saggio “Culture e Poteri” dell’antropologo italiano Stefano Boni, parlerò delle caratteristiche comuni alla maggior parte delle organizzazioni sociali egualitarie, ovvero le comunità di cacciatori-raccoglitori e alcune comunità pastorali, tutte definibili senza errori “Società dell’Eguaglianza”

Secondo Stefano Boni si possono evidenziare due modelli di sistemi sociopolitici; il primo rappresentato da tutti quei circuiti egualitari in cui la differenza tra gli individui non comporta delle connotazioni valoriali. Il secondo modelli è incarnato da ambienti sociali caratterizzati dall’accumulazione e l’accentramento del potere, dalla valorizzazione di alcune categorie sociali rispetto ad altre e dall’istituzionalizzazione dell’ambito politico, staccato dalla sfera sociale e andando a formare una sfera a se stante.

Il primo modello di società, che è quello su cui mi concentrerò in questo articolo, è caratterizzato dalla differenza e dall’eguaglianza. In questi contesti sociopolitici il potere è largamente diffuso e viene lasciato un grande spazio all’autonomia individuale. Il sociopotere, all’interno di queste società, è distribuito in maniera egualitaria poichè viene a garantita ad ogni membro la possibilità e la capacità di far sentire la propria voce. Si possono definire queste società anarchiche (o libertarie), anche se il concetto di anarchia non va inteso come l’assenza di organo governativo tipico delle società acefale, in quanto l’esercizio del potere non si limita al presenza dell’istituzione “governo”. Inoltre bisogna stare attenti a non pensare al termine “Anarchia” come sinonimo di “assenza di potere”, poichè ogni individuo esercita forme di influenza nel momento in cui si relaziona con i suoi simili.

L’applicazione concreta dell’egualitarismo libertario non si limita ad una singola tipologia di società, in quanto come sottolinea l’antropologo David Graeber, storicamente  sono esistiti ambienti culturali libertari in contesti differenti. Le maggiori e consistenti organizzazioni sociali egualitarie e libertarie sono state le comunità nomadi di cacciatori e raccoglitori. Grazie alla ricerca etnografica degli anni Sessanta e Settanta, gli antropologi sono riusciti ad individuare delle tendenze comuni a queste comunità egualitarie; tendenze comuni che non devono però essere viste come caratterizzazioni assolute.et7

Nella quasi totalità delle società basate sulla caccia e raccolta gli etnografi hanno evidenziato un’inclinazione a distribuire in modo egualitario il sociopotere, sottolineando una bassa o inesistente capacità degli individui di dominare e vincolare gli altri. Ciò non significa che non esistano all’interno di queste società delle personalità autorevoli, bensì che esse non hanno alcuno strumento e alcun potere per prendere decisioni vincolanti l’intera comunità e per creare divisione all’interno del corpo sociale, essendo sostanzialmente “capi senza potere” come sosteneva Pierre Clastres. Sempre richiamando in causa Clastres. si sottolinea che in queste società è limitato o inesistente il potere istituzionalizzato, poichè è lo stesso corpo sociale a voler mantenere il suo essere indiviso impedendo consapevolmente la centralizzazione del potere nelle mani di pochi che lo eserciterebbero sulla massa. Altre comunità, come i Borana dell’Etiopia studiati da Bassi, possono essere definite “Società Assembleari” poichè le decisioni vincolanti la collettività  vengono prese in assemblee egualitarie.

Altra tendenza comune a queste società è l’assenza quasi totale del concetto di proprietà privata, contrapponendo ad esso una concezione collettivista del possesso e forme di condivisone dei beni comuni all’interno della comunità. Inoltre, altro aspetto importante, la pedagogia è mirata a favorire la collaborazione tra i bambini, non alla competitività, rifiutando l’esaltazione della concorrenza sfrenata.

Nonostante queste tendenze generali e comuni quasi alla totalità di comunità di nomadi cacciatori-raccoglitori, non esistono e non sono esistite società perfettamente egualitarie. L’etnografia e l’antropologia però ci dimostrano la possibilità e l’esistenza di circuiti culturali in cui il potere è diffuso all’interno della società, non centralizzato o istituzionalizzato, rimanendo così indiviso dalla sfera sociale e continuando ad essere un sociopotere accessibile alla totalità della comunità, a differenza dei contesti statali in cui si concentra nelle mani di pochi che lo esercitano sulla collettività.

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