Il “Fascino” dell’Obbedienza: La Servitù Volontaria e le Società contro l’Obbedienza

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Cosa portò gli uomini a precipitare dalla condizione di libertà alla condizione di schiavitù?

E’ questa la domanda che si pone Etienne de La Boetie e che sta alla base del “Discorso sulla Servitù Volontaria”, saggio scritto dal filosofo francese e pubblicato clandestinamente nel 1576.

La Boetiè si interroga su come sia possibile che un gruppo di uomini non solo obbediscano ad un tiranno, bensì accettino e vogliano servirlo.

Innanzitutto egli arriva ad una prima importantissima conclusione; ovvero che la società caratterizzata dalla volontà dei più di servire un tiranno, ha carattere storico, non è qualcosa di eterno e quindi non è sempre esistita.

In questo momento subentra l’interrogativo posto a incipit di questo articolo/analisi. E de La Boetiè risponde appellandosi al concetto di “Malencontre”, ovvero un tragico evento i cui effetti si amplificano al punto da cancellare il ricordo del prima, al punto da sostituire il desiderio di libertà con l’amore per la servitù.

Dobbiamo però sottolineare come il Malencontre sia stato un accidente nefasto senza necessità, la divisione del corpo sociale tra dominanti e dominati, chi comanda e chi obbedisce è stato appunto accidentale.

A causa di questo Malencontre si viene a formare un uomo nuovo, snaturato. Infatti l’essere umano è per natura un essere-per-la-libertà, indi per cui perdendo la propria libertà egli perde la propria umanità. Introducendo la divisione sociale, questo tragico accidente è stato capace di indurre l’uomo a desiderare la servitù e annullare il desio per la propria libertà.

La Boetiè a questo punto attua una divisione netta tra Società della Libertà e Società senza Libertà. Le prime sono caratterizzate dall’assenza di divisione sociale tra tiranno oppressore e popolo oppresso e obbediente. Le seconde fondate sulla diseguaglianza sociale e sulla presenza di uno che comanda e altri che obbediscono e servono, quindi a tutti gli effetti “Società della Servitù”.

Secondo La Boetiè ogni società divisa è caratterizzata dalla presenza del male assoluto, ovvero l’esistenza di rapporti e diseguaglianze di potere, considerati sempre oppressivi in quanto sono manifestazione della negazione della libertà individuale che caratterizza l’essere umano in quanto essere naturale.

Perciò possiamo dividere le società in buone e cattive. Le buone società sono quelle che si fondano sull’assenza della divisione sociale per assicurare la piena libertà. Le cattive società introducono la divisione sociale che porta al trionfo della tirannia.

Etienne de La Boetiè, attraverso il suo Discorso ha evidenziato il funzionamento di questi meccanismi, senza però aver avuto la possibilità (anche a causa dell’epoca in cui è vissuto) di portare, studiare e conoscere degli esempi concreti di “Società precedenti al Malencontre”.

Questa possibilità però ce l’ha data e continua a darcela ( seppur con minor enfasi) l’etnologia, che concentra i propri sforzi alla conoscenza diretta delle società primitive, di quelle comunità di selvaggi antecedenti alla civiltà e che precedono la Storia. Storia che, omologandosi all’ottica etnocentrica occidentale e illuministica, coincide con l’emergere dell’entità statale. Per questo possiamo definire queste società e comunità selvagge come precedenti alla Storia o fuori da essa.

Infatti le società primitive si caratterizzano per l’assenza dello Stato, per l’assenza della divisione dell’essere sociale di queste comunità.

Di conseguenza possiamo evidenziare come la divisione sociale non è qualcosa di pre-esistente all’istituzione dell’entità statale, non esiste come essenza in natura, bensì è lo Stato che la introduce.

Le società primitive, caratterizzate dall’assenza dello Stato e della divisione sociale, sono a tutti gli effetti società egualitarie, poiché nessun membro della comunità detiene ed esercita il potere e perché ignorano la diseguaglianza tra chi detiene il potere e chi è sottomesso ad esso.

Nelle società selvagge è possibile però riconoscere la presenza della “chefferie”, di capi senza potere, ovvero capi che non comandano e che non valgono e non possono più di qualsiasi altro membro della comunità. Perciò la presenza di “chefferie” non può presentarsi come indizio della divisione sociale della tribù.

Per riassumere quindi possiamo dire che con “Società Primitiva” si definiscono tutte quelle macchine sociale che funzionano in assenza di qualsivoglia relazione di potere. Mentre con “Società dello Stato” si descrivono quelle società che comportano l’esercizio del potere e la concentrazione del potere nella mani di uno/pochi, implicando la servitù e la sottomissione del resto della società.

Nel suo Discorso sulla Servitù Volontaria, Etienne de La Boetiè si pone quindi due fondamentali e principali interrogativi.

Da una parte si chiede “Perché è avvenuto il Malencontre?”, dall’altra si domanda “Come mai il Malencontre si perpetua tanto da apparire eterno?”

Alla prima questione egli non sa trovare una risposta. La seconda domanda la spiega attraverso i concetti di alienazione e decadenza.

Infatti, se accettiamo (e personalmente accetto) l’idea che l’essere umano è per natura un essere-per-la-libertà, la perdita della sua libertà comporta l’inevitabile snaturamento della stessa natura umana; snaturamento inteso come regressione dell’essere umano. Il Malencontre plasma un nuovo uomo, caratterizzato da decadenza e alienazione. Decadenza perché ha perso (volontariamente) la sua libertà decidendo di obbedire. Questi uomini nuovi obbediscono perché hanno voglia di obbedire, scelgono e desiderano essere schiavi.

Alienazione poiché nonostante lo snaturamento, l’uomo nuovo è ancora uomo in quanto dotato di libertà di scelta. L’uomo nuovo non ha perso la libertà, bensì la esercita orientandola alla servitù, la volontà di essere libero cede il posto al desiderio di essere servo.

A questo punto sorge spontaneo l’ennesimo interrogativo: Il desiderio di sottomissione e obbedienza è innato o acquisito? E’ preesistente al Malencontre o sua conseguenza?

Per rispondere a questa domanda ci viene ancora una volta in aiuto l’etnologia, che domandandosi come facciano le società primitive per impedire la divisione sociale e le relazioni di potere, sostanzialmente chiedendosi come facciano ad evitare l’emergere del Malencontre, sostengono che le società primitive sono società senza stato non in quanto arretrate, bensì perché scelgono di rifiutare l’entità statale, la ignorano perché non la vogliono.

Per questo possiamo definirle “Società del Rifiuto di Obbedienza”, che fondano il proprio funzionamento sul costante rifiuto delle relazioni di potere, impedendo in questo modo l’emergere e la realizzazione del desiderio e di sottomissione. Per queste società non è necessaria l’esperienza dello Stato per rifiutarla e opporsi ad essa, semplicemente perché definiscono l’emergere della diseguaglianza come qualcosa di cattivo e falso, impedendo così a sentimenti di dominio e sottomissione di realizzarsi, annullando l’essere indiviso della comunità selvaggia.

Posso concludere questa analisi, con l’ennesimo interrogativo, che per il momento rimarrà incompiuto: Perché lo Stato si presenta come eterno? E per quale motivo la morte dello Stato non comporta il ripristino del carattere egualitario ed indiviso della società?

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