“Avevamo Ragione Noi…” – A Proposito di Anarchismo e Anti-Globalizzazione

“Il dito indicava la globalizzazione e avevamo ragione, ma voi avete visto l’estintore”

20 luglio 2001, Genova. Un ragazzo privato della vita disteso sull’asfalto rovente, un estintore, un assassino in divisa al sicuro nel suo blindato. Una città teatro di una lotta spietata tra chi aveva capito che la globalizzazione avrebbe globalizzato lo sfruttamento e non i diritti e i difensori dell’ordine e della legge che, quel giorno più che mai, indossarono i panni dei carnefici e dei boia per difendere i privilegi e gli interessi del capitalismo neo-liberista. Una città che ha conosciuto la brutale violenza poliziesca per le strade, nelle piazze, alla Diaz, a Bolzaneto. Un movimento deciso a contrastare in ogni modo la creazione di un sistema-mondo basato sulla crescente integrazione economica, politica e sociale di stampo neo-imperialista e neo-liberista.

E avevamo ragione noi. La globalizzazione nella sua forma di capitalismo neo-liberista globale, conferendo il primato al mercato, alle sue leggi e alla merce, si è dimostrata nel XXI secolo per quello che realmente era: la globalizzazione dello sfruttamento della classe lavoratrice mondiale, dei poveri e degli sfruttati; la libertà di movimento per le merci ed il capitale, ma non per le persone;

In seguito a questo incipit che ci permette di delineare a grosse linee il contesto, la domanda che voglio porre ai lettori, e che di conseguenza voglio porre a me stesso, è la seguente: qual è stato e qual è tuttora il rapporto tra anarchismo e movimento anti-globalizzazione?

Innanzitutto è importante sottolineare come gli anarchici abbiano partecipato attivamente sia nelle proteste del 1999 a Seattle che in quelle del 2001 a Genova, dimostrando in questo modo di essere una componente rilevante all’interno del movimento “no global”, prendendo in prestito un termine tanto caro ai media e all’opinione pubblica. Ma, pur vedendo nel concetto astratto di globalizzazione (anche se sarebbe meglio utilizzare il termine “internazionalizzazione) un importante possibilità di sviluppo della coscienza di classe a livello internazionale con conseguente lotta di classe internazionalizzata, gli anarchici si sono sempre situati al di là della semplice dicotomia “Globalisti vs Scettici della globalizzazione. Questo perchè, pur essendo anti-globalisti, noi anarchici non eravamo, e non possiamo essere per nostra natura, dalla parte di quella frangia del movimento anti-globalista di stampo statalista che faceva e fa tuttora leva sulla difesa della sovranità dello Stato-Nazione e delle identità nazionali-culturali (intese come entità immutabili, chiuse e monolitiche) attraverso la retorica della “chiusura delle frontiere”.

Difatti gli anarchici all’interno del movimento anti-globalizzazione si son da subito opposti a quegli aspetti neoliberisti e capitalisti della globalizzazione contemporanea che, per difendere gli interessi e i privilegi dei capitalisti, vanno ad attaccare ferocemente tanto i salari quanto i sistemi di welfare. Secondo gli anarchici sono questi gli aspetti della globalizzazione che possono permettere uno sviluppo a livello globale di una coscienza di classe.

La globalizzazione contemporanea, come già detto, è dominata dalle logiche del libero mercato. Questa globalizzazione economica è la conseguenza principale della crisi del Capitalismo iniziata nel 1973 con lo shock petrolifero. Se non voleva soccombere, il capitalismo necessitava di riformarsi e ristrutturarsi attorno ad un nuovo modello favorevole al libero mercato privo di regolamentazione e di interferenze statali, quello neo-liberista appunto. In questo modo il modello economico neo-liberista si è imposto a livello globale, tanto da poter vedere la globalizzazione economica come il trionfo del capitalismo neo-liberista guidato dalle potenze occidentali (USA in primis) e dagli organismi finanziari internazionali come Fondo Monetario Internazionale (FMI) e World Trade Organization (WTO) creati dagli stessi paesi dominanti del Nor del mondo. La globalizzazione economica di stampo neo-liberista ha quindi imposto a livello mondiale una serie di politiche come la flessibilità della forza lavoro, la privatizzazione, la liberalizzazione del mercato e del capitale, i tagli allo stato sociale, orientate all’interesse della classe dominante incarnata dalla classe capitalista a livello globale.

Come si è detto sopra, noi anarchici siamo anti-globalisti anche se prendiamo le distanze da tutto quello spettro di posizioni scettiche incentrate sulla centralità del ruolo dello Stato-Nazione e a difesa della sua sovranità erosa dal processo di globalizzazione. Infatti secondo gli anarchici lo Stato-Nazione capitalista non è affatto una vittima della globalizzazione capitalista (come sostenuto dagli anti-globalisti statalisti), bensì uno, se non il, principale attore protagonista della globalizzazione economica di stampo neo-liberista. Gli statalisti sostengono che lo sviluppo delle multinazionali e delle istituzioni multilaterali di governance regionale e globale implichi l’erosione della legittimità e della sovranità dei singoli Stati-Nazione. La ristrutturazione neoliberista ha in realtà rafforzato il ruolo dello Stato, in quanto attore che ha reso possibile lo sviluppo di un mercato internazionale del lavoro, un vero e proprio “mercato dello sfruttamento su scala globale”.

In realtà questa posizione statalista non tiene conto della funzione reale e del ruolo che ha lo Stato-Nazione all’interno dell’economia capitalista globale, ossia quello di motore trainante della ristrutturazione economica neo-liberista. Perciò gli statalisti presentano lo Stato come una vittima innocente da difendere da una globalizzazione “brutta e cattiva”, quando in realtà l’entità statale è storicamente riconosciuta come l’attore principale dell’economia capitalista poichè da un lato permette lo sfruttamento della classe lavoratrice e dall’altra difende la proprietà privata dei mezzi di produzione, attraverso il monopolio dell’uso “legittimo” della violenza, difendendo di conseguenza i privilegi e gli interessi della classe dominante, fungendo in questo modo da “cane da guardia” del capitalismo. E questo suo ruolo, anche se leggermente ridimensionato, permane anche all’interno della globalizzazione economica di stampo neo-liberista. Lo Stato-Nazione è quindi parte del problema anziché vittima. Perciò combattere la globalizzazione non può prescindere dall’attaccare i suoi due principali cardini, il capitalismo e lo Stato-Nazione

Per concludere, noi anarchici, che da sempre combattiamo e ci opponiamo tanto lo Stato quanto il Capitalismo, ritenute le due principali fonti di oppressione e di violenza per i lavoratori e per i popoli, vediamo nella lotta contro la globalizzazione la possibilità di uno sviluppo dell’autorganizzazione dei lavoratori su scala internazionale in vista di una lotta di classe internazionalista; sviluppando in questo modo l’opposizione allo stato ed al capitale in vista del trionfo del socialismo autogestito e senza Stato.

Avevamo ragione.‭ ‬Ma non è servito a nulla.‭ ‬Avevamo detto cosa avrebbe causato la globalizzazione e le nostre previsioni si sono puntualmente verificate.‭ Abbiamo combattuto la globalizzazione nel momento in cui cercava di imporsi,‭ ‬a cavallo del passaggio di millennio,‭ ‬a Seattle,‭ ‬a Genova e ovunque ce ne fosse l’occasione.‭ ‬Abbiamo pagato un prezzo altissimo in termini di morti,‭ ‬feriti,‭ ‬arresti,‭ ‬torture e repressione,‭ ‬ma non siamo riusciti ad impedirla.‭ ‬Ed oggi viviamo in un mondo che ne sta pagando le conseguenze.” (Estratto tratto da un articolo di Umanità Nova)

(Anarchici durante il G8 di Genova)

 

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