“CIE o CPR? Fuoco ai Lager Moderni”- Commento sulle Proposte del Ministro Minniti

Venerdì 10 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto sull’immigrazione in merito all’introduzione di nuovi Centri che andranno a sostituire i CIE proposto dal ministro degli Interni Minniti. Sul tema dell’immigrazione Minniti si concentra sulle nuove modalità di accoglienza e sulle nuove tipologie di integrazione dei richiedenti asilo o dei migranti.

Innanzitutto il ministro degli Interni ha dichiarato che c’è l’intento di favorire un modello differente di accoglienza differente da quello attuale e che passerebbe dalla progressiva chiusura e riduzione dei grandi Centri di accoglienza, ritenuti problematici visti i grandi numeri di migranti che si trovano a dover ospitare.

Fondamentale sottolineare la decisione presa di sostituire i vecchi CIE con dei nuovi centri nominati Centri di Permanenza per il Rimpatrio, almeno uno per regione come sostenuto dallo stesso Minniti e sopratutto con una capienza complessiva di 1600 posti, ovvero, nei fatti, meno di 100 migranti per struttura. Questi centri come viene sottolineato saranno costruiti appositamente fuori dai centri urbani, in zone periferiche e lontane da zone abitate. Come già scritto in passati articoli la chiusura della maggior parte dei CIE presenti sul territorio italiana è stata possibile solamente attraverso le resistenze e le lotte di chi era detenuto e imprigionato all’interno di questi “lager moderni”, che al grido di “fuoco ai CIE” e appiccando incendi interni hanno messo in atto una pratica di auto-liberazione, “rompendo l’acciaio per rivedere il cielo”. Quindi possiamo assumere con fin troppa certezza che concretamente cambierà la denominazione data a questi luoghi ma non la loro funzione di repressione, detenzione, violenza e controllo delle vite migranti. Ed è per questo che se le rivolte interne dei migranti hanno portato alla chiusura dei CIE, le stesse rivolte, con il supporto di noi militanti ed attivisti all’esterno, porteranno alla chiusura dei nuovi Centri di Permanenza per il Rimpatrio. I CIE bruciavano, i CPR bruceranno; questa è l’unica pratica di liberazione possibile per le persone migranti illegalmente detenute in questi lager moderni.

Inoltre, come se non bastasse il ministro Minniti aggiunge che le nuove norme approvate concedono la possibilità per i comuni, in accordo con le prefetture, di “impiegare i richiedenti asilo, su base volontaria, in attività di utilità sociale in favore delle collettività locali”, in modo da mascherare dietro la scusa del “colmare il vuoto dell’attesa del riconoscimento del diritto di protezione” il chiaro intento di sfruttare il lavoro non retribuito dei richiedenti asilo, sdoganando l’idea di doversi conquistare il diritto di protezione internazionale in cambio di cosidetti “lavori socialmente utili” che nei fatti non sono altro che schiavitù legalizzata dallo Stato e dalle Istituzioni. Nonostante venga sottolineata la possibilità di adesione volontaria del migrante a svolgere questi lavori socialmente utili, questo potrebbe aprire la strada in futuro ad un modello di accoglienza che vincolerebbe il riconoscimento del diritto di protezione e dello status di richiedente asilo all’obbligo da parte dei migranti di lavorare gratuitamente per assicurarsi il loro diritto di accoglienza.

Riprendo direttamente il commento in merito alla questione del lavoro non retribuito e su base volontaristica dei richiedenti asilo scritto dalla redazione di Melting Pot: “Lo stesso principio volontaristico produce l’effetto immediato di dividere i richiedenti asilo in buoni (quelli disposti a lavorare gratuitamente) e cattivi (quelli determinati a farsi riconoscere un diritto garantito sia a livello nazionale che internazionale), minando ulteriormente, come se ce fosse ancora bisogno, l’immagine pubblica del migrante.”

Questa tendenza rischia di divenire in futuro un vero proprio ricatto ai danni dei rifugiati che li costringerebbe cosi a dover lavorare gratuitamente, e quindi senza tutele e sfruttati, per guadagnarsi il proprio legittimo diritto di essere accolti pena il rimpatrio forzato. Ed in questo modo non è difficile pensare che verrà sdoganata la schiavitù come legge sancita dallo Stato, mascherata e celata dietro l’ossessione per la sicurezza e per il controllo dei richiedenti asilo e dei migranti.

2 thoughts on ““CIE o CPR? Fuoco ai Lager Moderni”- Commento sulle Proposte del Ministro Minniti

  1. Oramai non mi stupisco più di niente visto che anche per fare una prova in un supermercato mi sono venute chieste €100 perché spacciavano la prova di lavoro come corso di formazione ed il principio è lo stesso che lo sfruttamento del lavoro dei richiedenti asilo

  2. Diamo il giusto termine ai 8 fatti ovvero non chiamiamo lavoro socialmente utile lo sfruttamento