Critica alla Guerra Moderna: gli Ilongot, Cacciatori di Teste

Uno degli aspetti più importanti e allo stesso tempo trascurati, della ricerca antropologica è certamente la critica culturale e la forte denuncia sociale che stanno alla base di questa disciplina. L’antropologia è una forma di sapere fortemente provocatorio, polemico e scomodo, in quanto si oppone ad ogni tentativo di uniformare il mondo a seconda di una singola interpretazione e modello culturale, ritenuta superiore e presentata come verità unica ed universale a cui ogni civiltà o popolazione deve aspirare. Questo modello culturale ritenuto superiore e universalmente giusto storicamente è stato presentato dall’etnocentrismo occidentale, che si presenta come unica strada percorribile per il progresso e la civilizzazione, e quindi sordo ad ogni differenza culturale o possibile messa in discussione del suo carattere egemonico e centrale. E’ proprio partendo dal relativismo culturale che si rende possibile un confronto alla pari tra pratiche, modelli interpretativi, visioni del mondo tra culture differenti. Ed è sempre il  relativismo culturale che permette di criticare, da una posizione esterna, le proprie pratiche culturali credute e presentate come dato naturale ed universale.

Partendo da questa premessa posso presentare il tema di questo articolo/analisi: i cacciatori di teste e la guerra moderna.

Presentato così, questo titolo appare tutt’altro che chiaro. Infatti il titolo si riferisce alla pratica culturale in uso tra gli Ilongot, di tagliare la testa di un nemico/sconosciuto per esorcizzare e sfogare la rabbia prodotta dalla morte di una persona cara e/o un parente. Cerchiamo di spiegare innanzitutto chi sono gli Ilongot: erano una società tradizionale di circa 3500 individui (negli anni 60 del 1900) stanziata nella regione del Luzon settentrionale nelle Filippine.

Questa società fu campo di studio e ricerca dell’antropologo americano Renato Rosaldo, che passò insieme agli Ilongot un periodo di circa 30 mesi tra il 1968-69 e il 1974.

A primo impatto la pratica culturale Ilongot del taglio delle teste per esorcizzare il dolore causato dalla perdita di un familiare produce nell’osservatore occidentale un, giustificato, senso di orrore e sorpresa, in quanto pratica fortemente discutibile e condannabile per chi è esterno al mondo culturale e alle modalità di produzione di significato degli Ilongot.

Perché indirizzare il dolore, e la rabbia successiva, su un altro essere umano? Gli Ilongot rispondono che hanno bisogno di un luogo sui cui rivolgere la propria rabbia e il proprio dolore, e che quindi per il loro mondo culturale è del tutto normale l’atto di tagliare la testa della vittima e lanciarla in aria per liberarsi dalla rabbia prodotta dalla situazione di lutto.

Nonostante sia indiscutibilmente una pratica barbara da condannare, lo studio e la conoscenza di questa modalità d’azione permettono a Rosaldo di interrogarsi sulla “forza culturale delle emozioni”. Infatti la percezione e l’espressione delle emozioni sono sempre il prodotto di un’intensa e costante costruzione culturale, non sono un fatto universale comune a tutti gli uomini e a tutte le culture. Quindi, mentre la culturale occidentale esprime la disperazione prodotta dal lutto attraverso la tristezza, la cultura degli Ilongot presenta la possibilità di convertire il dolore in rabbia.

Durante il suo periodo di ricerca, Rosaldo fu chiamato per combattere nella guerra del Vietnam. E a questo punto che si inserisce il tema della guerra moderna. Infatti gli Ilongot, i feroci tagliatori di teste, anziché spingerlo ad andare in guerra, gli proposero di nascondersi nel loro villaggio, disertando.

Com’è possibile che una cultura dedita al taglio delle teste “legittimato” dalla rabbia per la perdita di una persona cara possa opporsi e criticare la pratica occidentale della guerra?

La risposta può essere riscontrata nella domanda posta da alcuni Ingolot all’antropologo: “Come può un uomo comportarsi come i soldati, ordinando ai propri fratelli di avanzare verso la linea del fuoco?”. Secondo gli Ingolot i soldati erano uomini che vendevano il loro corpo ad una autorità, e per loro questo concetto oltrepassava la loro capacità di comprensione morale. Infatti gli Ilongot erano totalmente estranei a concetti tipicamente occidentale come autorità statale, gerarchia sociale e vincoli imposti da chi dominava/comandava. E per questi motivi ai loro occhi la guerra moderna appariva come una pratica barbara, da condannare allo stesso modo in cui Rosaldo condannava e criticava il taglio delle teste.

Gli Ilongot condannavano il modo in cui nella società occidentale un uomo vendesse il suo corpo per obbedire ad una autorità. Questa critica mossa dagli Ilongot permette all’osservatore occidentale e all’antropologo di riconoscere, grazie alla descrizione che fanno gli altri di noi, che comportamenti/pratiche discutibili e condannabili sono presenti anche nella nostra cultura. Ciò permette di rivedere e criticare l’etnocentrismo tipicamente occidentale che pone il proprio modello culturale come verità universale di civiltà, progresso e valori giusti.

Il confronto tra due diverse barbarie ha permesso il dialogo ed il confronto tra culture diverse, concedendo la possibilità a Rosaldo (e ad ogni osservatore occidentale) di approfondire con occhio critico la conoscenza della sua cultura, partendo dalla descrizione che gli Ingolot ne fanno.

Grazie al confronto, possiamo così condannare sia la caccia alle teste, sia la guerra moderna. Oppure non condannare nessuna delle due. O ancora, perché è atteggiamento diffuso, nel mondo occidentale, ritenere la guerra qualcosa di accettabile, al contrario di una pratica altrettanto orrenda e barbara come il taglio della testa.

Dopotutto quale differenza c’è tra queste due pratiche, accomunate dall’uccisione di sconosciuti, se non il mondo culturale che dà senso alle pratiche e alle visioni della realtà?ilongotCOLLECTIE_TROPENMUSEUM_Portret_van_een_Dajak_krijger_op_Borneo_met_twee_van_hoofddeksels_voorziene_schedels_in_zijn_handen_en_een_kleed_over_zijn_schouder_TMnr_60043379

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2 commenti su “Critica alla Guerra Moderna: gli Ilongot, Cacciatori di Teste

  1. Tiziano Gianni il said:

    Grazie per questo articolo molto bello.
    Ho appreso questo nuovo concetto : “relativismo culturale”.

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