Democrazia Diretta e Assemblee Pubbliche

Oggigiorno i cittadini si vedono progressivamente privati del potere politico e dell’azione diretta, poichè l’Occidente tende a criminalizzare costantemente le varie forme di azione diretta che emergono dal dissenso generalmente diffuso nel corpo sociale, restringendo di fatto la potenzialità politica orizzontale degli individui che cercano di agire al di fuori delle istituzioni politiche dominanti e verticali; in questo modo l’azione diretta dei cittadini viene depotenziata e perseguitata, facendo crescere sentimenti di afasia ed apatia che spesso sfociano in un diffuso immobilismo. Come già visto in alcuni articoli passati, l’entità statale moderna ed occidentale si traduce sempre più spesso in forme di governo che apertamente si dichiarano democratiche, anche quando incarnano solamente la forma politica della diseguaglianza sociale ed economica, ovvero la democrazia rappresentativa. La democrazia occidentale si fa portavoce dell’eguaglianza, un’eguaglianza che però si limita e concretizza semplicemente nel voto e nella delega, non avendo di fatto nulla in comune con la reale forma di democrazia, ovvero quella diretta. Infatti le forme di democrazia diretta sono state mano a mano private di significato e depotenziate, al punto da far scomparire forme concrete di partecipazione orizzontale e collettiva attraverso la forma assembleare. In questo modo, in uno scenario privato di forme alternative di gestione del potere (socio)politico, la democrazia rappresentativa trionfa e si impone, presentandosi come unica realtà possibile e percorribile.

Nonostante questo nel corso degli ultimi decenni sono emersi movimenti dal basso e contesti sociali consapevoli dei limiti e delle incongruenze della democrazia rappresentativa, come ad esempio il Chiapas Zapatista, Occupy Wall Street, le Primavere Arabe, gli Indignados, il Movimento Greco e ultimo in ordine di tempo il movimento Nuit Debout che si oppone all’attuazione della Loi-Travail, la riforma del lavoro francese. Tutti questi movimenti hanno in comune, innanzitutto, una forte disillusione nei confronti delle istituzioni politiche. Questo malcontento fa emergere la consapevolezza che una alternativa percorribile alla democrazia rappresentativa e verticale, non solo esiste ma è attuabile concretamente. Ed è per questo che notiamo come l’organizzazione di questi movimenti sociali sia nata spontaneamente sulla base della democrazia diretta ed egualitaria, attraverso la diffusione di assemblee pubbliche orizzontali e la creazione di spazi autonomi ed autogestiti che, citando Graeber, potremmo definire “spazi di improvvisazione democratica”, se non addirittura “spazi di improvvisazione libertaria”, ovvero spazi in cui il sociopotere è decentrato e diffuso nelle mani di tutti e non concentrato in una singola autorità centralizzata.

La democrazia diretta è l’unica forma deliberativa legittima che trova la sua massima espressione attraverso lo strumento dell’assemblea pubblica, solitamente concentrata nelle piazze occupate ed autogestite, popolate da soggetti eterogenei che si relazionano su un piano di eguaglianza orizzontale, privo di gerarchie e autorità. Le assemblee incarnano la forma autentica della democrazia essendo uno strumento che garantisce e permette un’ampia distribuzione del sociopotere, della parola, della partecipazione collettiva, orientate al raggiungimento del consenso di tutti i partecipanti, non alla delega. Le assemblee pubbliche ed orizzontali sono movimenti decisionali polifonici e partecipati tesi al raggiungimento di una decisione accettata volontariamente e ritenuta razionale in quanto risultato della partecipazioni diretta ed attiva al processo decisionale e risultato del confronto e della mediazione tra le differenti voci partecipanti. Riassumendo, è evidente come la forma decisionale assembleare permetta una diffusione egualitaria non solo del sociopotere, bensì della capacità reciproca di influenza, che non è mai coercitiva. Questa ripartizione egualitaria e diffusa del sociopotere permette un certo grado di autonomia.

La forma decisionale assembleare è anche uno dei temi principali del famoso saggio “Democrazia Diretta” di Murray Bookchin, che pone alla base della sua alternativa concreta all’entità statale moderna (il Municipalismo Libertario) appunto le assemblee cittadine a livello locale. Secondo Bookchin in tutti i periodi storici attraversati da movimenti di sovvertimento sociale, gli individui si sono affidati alla forma assembleare in quanto unica modalità attraverso cui poter prendere decisioni nell’interesse collettivo.

Concludendo, sempre citando Bookchin “Sarebbe inoltre ingenuo credere che forme come le assemblee popolari siano in sè sufficienti a costruire una vita pubblica libertaria, cioè che possano far nascere un corpo politico libertario in assenza di un movimento libertario estremamente cosciente, ben organizzato e con un programma chiaro”. Le assemblee pubbliche sono solo il primo passo in cui sviluppare pratiche di democrazia diretta ed orizzontale, e sono estremamente utili alla creazione di alternative libertarie e spazi di improvvisazione libertaria, sottratti al controllo statale, in cui il potere possa essere largamente diffuso nel corpo sociale, facendo emergere in questo modo una diffusa autonomia.77935-img_7261

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