La Questione del Potere Politico: le Società contro lo Stato

Da dove viene il potere politico? Questa è una delle principali domande che si pone l’antropologo anarchico francese Pierre Clastres nel suo saggio sull’Anarchia Selvaggia. La ricerca e lo studio di Clastres ruotano attorno a quelle società e culture che vengono definite “primitive” o “selvagge” e in cui, secondo l’antropologo, è ben visibile la problematica legata al potere politico. L’etnologia ha commesso nel corso della sua storia il grande errore di comparare le culture primitive alla cultura occidentale, minimizzando e ritenendo prive di interesse le forme politiche primitive, anzi dipingendo queste società come incomplete a causa dell’assenza dell’entità statale che ne segnerebbe il loro stato embrionale ed arretrato. La differenza sostanziale si può riscontrare nel modo in cui viene percepito il potere politico; se in Occidente il potere politico si basa su relazioni gerarchiche e autoritarie di comando e obbedienza, quindi di coercizione, allora si può sostenere senza grossi errori che le società primitive sono prive di questo tipo di potere politico.

Clastres sostiene che sarebbe totalmente errato pensare di dividere le società in due gruppi caratterizzati dalla presenza o dall’assenza di potere, in quanto il potere politico è qualcosa di universale e intrinseco alla società. Le società però possono dividersi a seconda del modo in cui si realizza e viene esercitato il potere politico, che può essere di due tipi: coercitivo e non coercitivo. Il potere politico di tipo coercitivo è quello più sviluppato in quanto sta alla base dei moderni Stati-Nazione; questo suo sviluppo però non lo rende qualcosa di universale, né tanto meno l’unico modello in cui è possibile sviluppare ed esercitare il potere politico. Infatti anche laddove l’istituzione politica statale è assente la politica, con il conseguente problema del potere e del suo esercizio sono presenti e permeano i differenti ambiti della vita sociale, in quanto semplicemente non può esistere il politico senza il sociale e viceversa, perciò non possono esservi società immuni ed estranee al potere e alle problematiche che esso crea. Quindi, ciò che differenzia le società non è affatto l’assenza o la presenza del potere, ma su un piano diverso, le relazioni che si instaurano tra sfera della società e sfera della politica.

Qui subentra una seconda importante domanda: come e perché si passa dal potere politico non coercitivo a quello coercitivo? Clastres evidenzia un tratto comune alla maggioranza delle comunità amerindiane, ovvero che l’organizzazione politica di queste società è caratterizzata dalla totale assenza di stratificazione sociale e di qualsiasi tipologia di autorità che avesse il diritto esclusivo di detenere il potere politico. In realtà anche in queste società primitive troviamo la presenza di capi, che però sono senza autorità, impotenti. Sorge spontaneo domandarsi come possa essere possibile questo. Clastres sostiene che le società selvagge amerindiane separano la sfera politica da quella sociale grazie ad una fondamentale intuizione, ovvero che è nella stessa essenza del potere politica la coercizione. Coercizione che viene percepita dall’intera società come una costante minaccia per la coesione del gruppo, e ne minerebbe l’esistenza. Si può facilmente evincere da questa visione come le società primitive non siano per loro incompletezza o arretratezza senza stato, ma al contrario che attraverso una loro profonda riflessione politica scelgano di opporsi alla formazione di una entità statale centrale dotata di potere politico coercitivo che scatenerebbe il caos all’interno del gruppo sociale, facendo sorgere la diseguaglianza, la stratificazione sociale e la gerarchia. Queste le spiegazioni che stanno alla base della filosofia politica fortemente anti-statalista delle società primitive.

Nonostante l’antropologia classica sostenga che con “Società Primitive” si definiscono tutte quelle società caratterizzate dall’assenza dello Stato, e quindi caratterizzate da incompletezza ed arretratezza socio-politica. Per Clastres invece queste società primitive sono tali in quanto scelgano volutamente di opporsi alla nascita dell’entità statale per scongiurare l’emergere di divisione sociale e della gerarchia, respingendo ogni possibile accumulo di potere che potrebbe creare stratificazione sociale. Ed è proprio questo che rende le società primitive non senza Stato, ma più correttamente contro lo Stato, mostrando a tutti gli effetti la complessità della loro riflessione politica e sociale e della loro volontà di opporsi al dominio dell’essere umano sui suoi simili, alla divisione tra governanti e governati.

Quindi, per concludere, è evidente come queste società primitive incarnino alla perfezione l’”Anarchia Selvaggia” e si pongano come esempio possibile e replicabile per opporsi e staccarsi dalla costante oppressione prodotta dal Leviatano.conclusion

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2 commenti su “La Questione del Potere Politico: le Società contro lo Stato

  1. Tiziano Gianni il said:

    Lo stato è un mostro (Leviatano) che causa stratificazione sociale e ingiustizie. Le società primitive sono senza stato, e CONTRO lo stato.
    Le società primitive sono molto più giuste, socialmente.
    .—-
    Completamente d’accordo.
    Quello che faccio fatica a comprendere, è perchè in tanti articoli in cui si parla di pensiero primitivo, si mostrino foto o si parli tanto di uomini, e poco dell’altra metà degli esseri umani, le donne.
    Non mi riferisco a questo sito, che inizio ora a conoscere, ma ad alcuni siti che frequento.
    Altri siti, invece, considerano giustamente la donna.

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