La Scoperta e il Tentativo di Colonizzazione Norrena dell’America

Karlsefni e i suoi navigarono verso nord e trovarono cinque skrælingar vestiti con giacche di pelle, che dormivano, e avevano con sé un contenitore con un miscuglio di midollo spinale e sangue. Pensarono fossero stati banditi dalla loro gente e li uccisero” (tratto dalla Saga di Erik il Rosso¹)

Trovo sia fondamentale ai fini dell’articolo che segue una breve digressione sul concetto di colonialismo. Con la nozione di colonialismo, da un punto di vista storico e antropologico, intendiamo definire quel fenomeno che porta un determinato popolo e/o cultura ad occupare un territorio allo scopo di sfruttarne economicamente le risorse naturali e sociali. Storicamente il processo coloniale è inscindibile dal costante incontro-scontro tra cultura dei colonizzatori e cultura delle popolazioni native locali. Quindi possiamo concludere che con il termine colonialismo vogliamo sottolineare un processo  di sfruttamento economico dei territori e di subordinazione culturale e politica delle popolazioni colonizzate.

Quando pensiamo a quell’evento storico conosciuto come scoperta dell’America ci vengono immediatamente in mente un nome e una data: Cristoforo Colombo e il 1492. La storiografia occidentale dell’epoca coloniale ha trasmesso ai posteri l’impresa di Colombo sottolineandone, in un’ottica profondamente etnocentrica dell’epoca, il primato dell’approdo nel nuovo mondo. In realtà, oltre a rigettare personalmente il concetto stesso di “scoperta” che ha profonde radici con una visione etnocentrica e colonialista della storia, possiamo affermare con certezza che non fu Colombo il primo europeo ad approdare sul continente americano. E che se proprio di scoperta dell’America si vuol parlare la data dev’essere spostata dal 1492 a pochi anni prima dell’anno 1000.

In accordo con alcune saghe islandesi incentrate sul racconto delle esplorazioni dei popoli norreni come la Saga di Erik il Rosso o la Saga Groenlandese, la cui stesura originale viene datata dagli storici intorno al XIII secolo, possiamo affermare che la scoperta dell’america e il conseguente primo tentativo (fallito) di colonizzazione del continente sono da attribuire ai popoli originari della regione scandinava meglio conosciuti con il nome di norreni o vichinghi. Inoltre la prova archeologica più importante che testimonia la veridicità di quanto raccontato nelle differenti saghe islandesi sulla scoperta e sul tentativo di colonizzazione del continente americano da parte degli esploratori norreni, è sicuramente rappresentata dal ritrovamento di alcune tombe vichinghe presso il sito di l’Anse aux Meadows, scoperto nel 1961 dall’archeologa norvegese Anne Stine Ingstad e dal marito esploratore Helge Ingstad.

Come raccontato nella Eiríks saga rauða, possiamo stabilire che nel 985 Erik Thorvaldsson, meglio conosciuto come Erik il Rosso, partito dall’Islanda, raggiunge per la prima volta le coste meridionali della Groenlandia e vi fonda i prmi insediamenti coloniali norreni che dureranno per cinquecento anni. Intorno agli stessi anni le saghe raccontano che un esploratore di nome Bjarni Herjòlfsson salpò dal sud-ovest dell’isola groenlandese e avvistò per la prima volta le coste del continente americano. Il definitivo approdo sulle coste settentrionali dell’America avvenne intorno all’anno 1000 ad opera del secondogenito di Erik il Rosso, Leif Erikson, il quale divenne a tutti gli effetti il primo esploratore vichingo a sbarcare sul suolo americano, addirittura quattro secoli prima di Cristoforo Colombo.

Sempre prendendo come fonte principale le saghe medievali islandesi che narrano della colonizzazione del continente americano, notiamo che il nome che gli esploratori norreni diedero a questi nuovi territori scoperti fu quello di Vinland, ovvero “terra dei pascoli”. Ricerche storiche e archeologiche hanno stabilito che Leif Erikson approdò nelle regioni settentrionali del Canada e più precisamente nell’odierna Isola di Terranova. Oltre alla scoperta del Vinland, le saghe descrivono altri due territori: Helluland, letteralmente “terra delle pietre piatte”, che gli storici identificano con l’Isola di Baffin e Markland, traducibile come “terra delle foreste”, che si pensa sia l’odierna regione del Labrador.

 

Dopo la scoperta dei territori del Vinland, ebbe inizio quello che possiamo non erroneamente definire come il periodo di colonizzazione vichinga del continente americano. A differenza però del territorio groenlandese in cui le colonie e gli insediamenti norreni ebbero facile successo e durarono per mezzo secolo, la situazione nel nuovo mondo si dimostrò più ostica. Qualsiasi progetto di conquista coloniale si è trovato storicamente a dover farei conti con la problematica questione del rapporto con l’altro e possiamo dunque individuare due tipologie di comportamento adottate dai popoli colonizzatori: da una parte gli indigeni vengono visti come esseri umani diversi, selvaggi ed inferiori e questa loro condizione di permanenza in uno stato di “non-civiltà” giustifica il loro annientamento e il loro sfruttamento; dall’altra parte le popolazioni native vengono riconosciute come uguali, dove per uguali si intende aventi una dignità umana, e perciò meritevoli di essere assimilate forzatamente alla cultura dominante del popolo colonizzatore. In entrambi i casi l’atteggiamento coloniale è orientato alla distruzione della cultura indigena.

Anche i vichinghi al seguito di Leif Erikson si trovarono ad affrontare la difficile situazione di incontro-scontro culturale con i popoli nativi delle zone canadesi in cui erano approdati. Skraelingar è il termine dispregiativo con cui i colonizzatori norreni iniziarono a definire i popoli nativi della Groenlandia prima e dell’Artico Canadese poi e significa letteralmente “barbari, selvaggi”. Una volta giunti su territorio del Vinland, i Vichinghi iniziarono a stabilire piccoli insediamenti di coloni al fine di sfruttare le risorse naturali dei nuovi territori. Dopo la scoperta e l’approdo nel nuovo continente, le saghe raccontano che lo stesso Leif Eriksson trascorse l’inverno del 1001 sulle coste settentrionali dell’Isola di Terranova. Nel 1004 è Thorvald Eriksson, fratello di Leif, a giungere nuovamente nei territori del Vinland con appena trenta uomini e a passare l’inverno in quello che fu chiamato Leifsbodarna, letteralmente “il campo di Leif”. I rapporti tra colonizzatori norreni e i popoli indigeni dei territori settentrionali canadesi non furono semplici e fin dall’inizio furono caratterizzati da forti tensioni e ostilità. E’ sempre nel 1004 infatti che avviene il primo scontro tra i coloni vichinghi e i cosiddetti skraelingar, di cui abbiamo testimonianza nella Grœnlendinga saga, che terminò con l’uccisione di Thorvald Eriksson per mano indigena. Un periodo di profonda ostilità caratterizzò i rapporti tra i coloni e la popolazione nativa dopo questo fatto, al punto che il tentativo di colonizzazione del Vinland fu presto abbandonato dai norreni che decisero di tornare verso i territori groenladesi in cui gli insediamenti erano maggiormente consolidati.

L’ultima volta che viene menzionata Vinland nelle saghe islandesi più volte citate in questo articolo risale al 1121. Non furono solamente i difficili rapporti con le popolazioni indigene che decretarono presto il fallimento del tentativo di colonizzazione norrena dei territori canadesi, ma anche l’incapacità di adattarsi ad un territorio e un clima inediti che necessitavano di tecniche di caccia e coltivazione differenti da quelle a cui erano abituati. E’ cosi che presto l’economia degli insediamenti vichinghi nel territorio del Vinland inizia a collassare e con essa collassa anche il tentativo di colonizzazione e conquista del nuovo mondo.

Ora, quando salparono dal Vinland, ebbero vento da sud e raggiunsero il Markland, e trovarono cinque Skraelingar: uno era un uomo con la barba, due erano donne, due bambini. La gente di Karlsefni catturò i bambini, ma gli altri fuggirono e scomparvero nel terreno. Allora presero i bambini con sè, insegnarono loro a parlare e li battezzarono. (tratto dalla Saga di Erik il Rosso²)

NOTE

¹,²  passaggi tratti dalla Saga di Erik il Rosso riportati nell’opera Artico Nero, la lunga notte dei popoli dei ghiacci di Matteo Meschiari