La Svolta Istituzionale dell’EZLN e del Congresso Nazionale Indigeno

L’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale fin dal 1994, anno della sua comparsa nel contesto messicano e sulla scena internazionale, ha portato avanti una serie di rivendicazioni, sopratutto per le popolazioni indigene del Chiapas, attraverso la lotta armata prima e l’autogestione e l’autonomia poi, restando sempre orientato verso un totale rifiuto del potere attraverso il conseguente rifiuto delle istituzioni, della delega e di tutta quella politica fatta di partiti e voti. Questa visione della politica e della lotta sociale sembra però aver lasciato spazio ad una tendenza completamente opposta.

Infatti, durante il Quinto Congresso Nazionale Indigeno (CNI) tenutosi dal 9 al 14 ottobre a San Cristobal de Las Casas in Chiapas, è stata annunciata la volontà dell’EZLN di presentare alle elezioni messicane del 2018 una candidata presidente, una donna scelta tra le comunità zapatiste indigene autonome ed indipendenti del Chiapas, che sia in grado di far sentire la voce dei 17 milioni di indigeni messicani (il 15% della popolazione). Questo annuncio mostra una chiara controtendenza nei confronti degli ideali per cui ha sempre combattuto l’EZLN, ovvero l’autonomia delle comunità indigene attraverso la lotta dal basso, l’autogestione, la forma assembleare, tutte pratiche che si opponevano e criticavano la partitocrazia, la presa di potere, e perciò il movimento zapatista ha, fino ad oggi, rifiutato incarichi pubblici criticando aspramente e prendendo totalmente le distanze dalle istituzioni politiche vigenti in Messico, partiti politici in primis.

Nonostante questa svolta istituzionale della lotta politica, gli zapatisti attraverso un comunicato ribadiscono: “La nostra lotta non è per il potere. Chiameremo i popoli e la società civile a organizzarsi per bloccare la distruzione, rafforzarci nella resistenza e nella ribellione, ovvero nella difesa della vita di ogni persona, ogni famiglia, collettivo, comunità o quartiere. Costruire la pace e la giustizia organizzandoci dal basso, dove siamo ciò che siamo. È tempo della dignità ribelle, di costruire una nuova nazione per tutte e tutti, di rafforzare il potere dal basso della sinistra anticapitalista”.

Questo annuncio si presenta come una svolta fondamentale nella storia rivoluzionaria dell’EZLN, ormai lontano dalla guerriglia dei primi anni contro la repressione e le violenze perpetuate dalle istituzioni messicane nei confronti delle comunità indigene.

Questa svolta ha suscitato molti dubbi tra i alcuni militanti dell’Esercito Zapatista, soprattutto nel Subcomandante Galeano, che credono ancora nella rivolta, nella lotta armata, nel totale disprezzo della politica istituzionale e della presa di potere per contrastare le violenze e le repressioni che il governo Messicano da decenni perpetua nei confronti delle popolazioni indigene, portando avanti un’alternativa politica alla statualità che trova la sua forza nell’autonomia e nell’autogestione e che rifiuta di prendere parte al teatrino della rappresentanza politica, dei partiti e della delega.

Probabilmente agli occhi di molti, in primis ai miei, questa controtendenza che apre una fase di istituzionalizzazione della lotta rivoluzionaria può apparire come una sconfitta del movimento zapatista e degli ideali di cui si fece portavoce fin da quel famoso 1 Gennaio 1994, non che un parziale fallimento dell’alternativa autonoma incarnata dal Chiapas Zapatista.

L’unica cosa che possiamo fare ora è aspettare e vedere come si evolverà il movimento e la situazione, rimanendo fiduciosi per le parole dell’EZLN che ribadiscono di non aver deciso di candidarsi per conquistare il potere. Anche se è sempre bene ricordare che il potere corrompe e che la lotta quando si istituzionalizza perde gran parte del suo potenziale rivoluzionario.

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