Lotte Contadine e Rivolte Indigene in Chiapas – I Primi Passi dell’Insurrezione Zapatista

In questo articolo cercherò di raccontare il lungo ciclo di lotte indigene e di rivendicazioni contadine che, nella regione messicana del Chiapas, possono essere lette come gli antefatti dell’insurrezione dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale il 1° Gennaio del 1994; lotte, rivolte e rivendicazioni che hanno reso fertile il terreno per l’insurrezione di un esercito di indigeni e contadini “senza volto” che, emergendo dalla Selva Lacandona con il viso coperto dai passamontagna, diede inizio alla guerriglia (neo)zapatista.

La prima data riconducibile direttamente alla storia dell’insurrezione armata zapatista del ’94 in Chiapas è il 17 novembre del 1983, data in cui sei uomini (tre meticci, tra cui il futuro Subcomandate Marcos, e tre indigeni) si inoltrarono all’interno della Selva Lacandona. Tutti e sei provenivano da una serie di esperienze guerrigliere che erano fallite nel corso degli anni ’70, come ad esempio le FALN (Fuerzas Armadas de Liberaciòn Nacional), organizzazione guerrigliera attiva sul territorio di Ciudad de Mexico e negli stati del Chiapas e di Nuevo Leòn, che furono però sconfitte dalla repressione dell’esercito federale nel febbraio del 1973. Alcuni anni dopo le FALN provarono a riorganizzarsi e si riformarono sotto il nome di FLN, gruppo guerrigliero a cui appartenevano i primi sei membri del futuro Esercito Zapatista. A partire dal 1983 quando i primi 6 guerriglieri si stabilirono nella Selva Lacandona, nell’assoluto silenzio della foresta, si stava iniziando a formare un esercito di indigeni e contadini in armi che avrebbe fatto la sua comparsa sullo scenario messicano (e internazionale) il 1°gennaio del 1994. Un esercito emerso nelle oscure profondità della Selva che secondo i dati e le stime disponibili poteva contare tra i dieci e i quindicimila guerriglieri “senza volto”. Le motivazione che sta alla base del fatto che passarono 10 anni da quando il primo nucleo di guerriglieri sparì all’interno dell’impenetrabile silenzio della Selva Lacandona a quando iniziò l’insurrezione armata dell’EZLN, possono essere ricondotte a due, una di natura più pratica e un’altra di natura “politica” (se così la si vuol intendere): la prima motivazione va ricondotta all’esigenza di aumentare il numero di guerriglieri, mentre la seconda incarna la specificità dell’EZLN, ossia la decisione di passare all’azione armata solamente quando sarebbe stata delle comunità indigene del Chiapas la volontà di ribellarsi alle ingiustizie da secoli subite e di insorgere contro la repressione e le violenze dello Stato messicano.

Dopo questo breve riassunto della prima fase dell’insurrezione zapatista in Chiapas e dell’EZLN, vorrei ora concentrarmi su tutto ciò che è successo nei decenni precedenti in questa regione per quanto riguarda le lotte contadine e le rivolte indigene.

All’inizio degli anni ’80 il movimento contadino messicano si era ormai quasi completamente istituzionalizzato perdendo la sua specificità comunitaria e popolare, non che il suo potenziale rivoluzionario proveniente dal basso, dalle comunità indigene e contadine rurali. L’eclissi delle lotta contadine iniziò con l’illusione della riforma agraria del 1920. Nella seconda metà degli anni ’30 il presidente Làzaros Càrdenas emanò una riforma per la ripartizione della terra che però non fece altro che aumentare il numero di lavoratori rurali, di contadini e di indigeni senza terra. Fu solamente nel 1958 che emerse un nuovo ciclo di lotte contadine che questa volta avevano come nemico non più i grandi possidenti terrieri e i grandi latifondisti, bensì lo Stato ed il partito di governo (il PRI), ritenuti i colpevoli principali della privazione delle terre comunitarie, dell’esclusione sociale ed economica della popolazione contadina-indigena e della repressione poliziesca statale ai danni delle comunità rurali che chiedevano “terra e libertà”, citando le famose parole d’ordine di Emiliano Zapata.

Gli anni ’60 si aprirono con la creazione, nel 1962, di un movimento armato nello stato di Chihuahua che fu però prontamente represso e sconfitto dalle autorità federali nel giro di tre anni. Ma è il 1967 a rappresentare una prima data importante per quanto riguarda la radicalizzazione del movimento contadino messicano; infatti in quell’anno, nello stato di Guerrero, il movimento civico al seguito di Genaro Vazquez si radicalizzò al punto di sfociare in una vera e propria guerriglia. Pochi anni più tardi sempre in questo stato nasce il Partido de los Pobres guidato da Cabanas e sostenuto militarmente dalla Brigada Campesina de Ajusticiamento, il braccio armato delle comunità contadine; il Partido de los Pobres e la Brigada Campesina furono sconfitti solamente nel 1974. Questi due movimento guerriglieri sottolineano tanto la radicalizzazione del movimento campesino quanto l’inizio dell’organizzazione politica e militare del nuovo ciclo di lotte contadine.

Spostando ora il nostro sguardo dal contesto nazionale messicano a quello più locale chiapaneco, l’inizio dell’insurrezione contadina in Chiapas risale all’inizio degli anni ’70, quando le condizioni sociali ed economiche della popolazione indigena e contadina vertevano in una situazione allarmante. L’anno più importante, prima del 1994 con l’insurrezione armata dei guerriglieri bardati dell’EZLN, è sicuramente il 1974, anno nel quale scoppiarono nel giro di pochi mesi due rivolte indigene. Nel mese di aprile la comunità indigena tzotzil di Ciudad Venustiano Carranza diede inizio ad una rivolta armata per combattere le due principali famiglie latifondiste della zona, i Castellanos e gli Orantes, colpevoli di aver sottratto con la forza le terre alle comunità indigene. Quando questa rivolta scoppiò, la repressione dei possidenti terrieri si fece sempre più dura, assassinando e facendo incarcerare gran parte degli insorti. In maggio, invece, le comunità indigene di San Andrès Larrainzar assaltarono alcune fattorie uccidendo una decina di possidenti terrieri. Alcuni mesi più tardi, sempre a Ciudad V.Carranza i comuneros, che si erano visti sottrarre le terre durante gli oltre trent’anni di Porfiriato e le avevano viste consegnare dal regime nelle mani dei latifondisti, decisero attraverso una risoluzione comunitaria di occupare le terre al fine di riprendersele. E nonostante la feroce repressione poliziesca e dei possidenti terrieri nei confronti delle comunità indigene e delle rivendicazioni contadine, il movimento indigeno chiapaneco non si fece abbattere ed anzì continuò a ricorrere alla pratica dell’occupazione delle terre dei grandi latifondisti, costruendo villaggi sui terreni occupati. Fu a questo punto che i possidenti terrieri indurirono la repressione, iniziando ad assoldare sicari con il compito di assassinare gli occupanti, mentre i militari e l’esercito federale erano impegnati nello sgomberare e dare alle fiamme gli insediamenti indigeni sulle terre occupate e sottratte al dominio latifondista.

Altra tappa importante all’interno dell’universo chiapaneco di lotte contadine e rivolte indigene è sicuramente il 12 ottobre 1974, data in cui viene per la prima volta organizzato ed inaugurato il Congreso Indigena (che fu iniziativa statale), che ben presto si tramutò in luogo di denuncia e di autorganizzazione delle differenti comunità indigene del Chiapas e dei movimenti contadini. Il giorno dell’inaugurazione del Congreso Indigena, il 12 ottobre, un gruppo di indigeni di San Juan Chamula, assaltò il palazzo municipale del paese per denunciare un broglio elettorale avvenuto nella loro comunità governata da esponenti politici alleati del PRI (partito di governo sordo alle rivendicazioni delle comunità indigene). La conseguenza più drastica di questo attacco fu la messa al bando del Congreso Indigena, dichiarato di essere sovversivo e di essere luogo di “politicizzazione” delle comunità indigene. In realtà la mossa di dichiarare fuori legge permise alle differenti comunità indigene del Chiapas di creare una serie di nuove organizzazioni, questa volta totalmente indipendenti dalle istituzioni statali e federali; infatti diverse etnie presero la decisione di formare delle organizzazioni indigene autonome che avessero come scopo la lotta per il recupero delle terre sottratte alle comunità dai grandi possidenti terrieri e di non riconoscere e destituire le autorità corrotte ed imposte dallo Stato, richiedendo quindi l’autonomia delle comunità indigene del Chiapas. In questo modo nacquero differenti organizzazioni contadine che facevano della lotta per la terra la loro ragion d’essere, come ad esempio la Alianza Campesina 10 de Abril fondata da contadini indigeni e meticci nel 1976 che riuscì a riappropriarsi di alcune terre agricole comunitarie strappandole dalle mani della CNC (Confederaciòn Nacional Campesina), l’organizzazione ufficiale che gestiva i terreni agricoli comunitari a livello nazionale e legata al partito di governo, il PRI.

Tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 la svolta anticontadina del governo messicano guidato dal PRI si fece sempre più pesante arrivando alla repressione brutale del movimento rurale indigeno; allo stesso tempo la Alianza Campesina 10 de Abril subì la repressione da parte della CNC, organizzazione sindacale che in questi anni si dimostrò essere il maggior alleato dei possidenti terrieri nella lotta contro il movimento contadino e nella difesa del status quo nelle campagne. L’alleanza tra il PRI e la CNC nella repressione delle lotte contadine e nelle rivendicazioni delle comunità indigene, riuscì quindi a sopprimere il potenziale dell’intero movimento che lottava al grido di “terra e libertà”, tanto in Chiapas quanto a livello nazionale. A seguito di questa brutale repressione militare da parte del governo messicano, centinaia di migliaia di contadini e indigeni vennero espulsi dai grandi possidenti terrieri o semplicemente fuggirono in seguito alla sconfitta delle lotte contadine, dirigendosi in massa nell’area intorno alla Selva Lacandona, zona nella quale formarono nuove comunità.

Tutti questi avvenimenti, dalle lotte del movimento contadino alle rivolte e alle ribellioni delle comunità indigene, passando per la brutale repressione da parte dello Stato messicano e da parte dei sicari assoldati dai grandi proprietari terrieri, furono fondamentali per rendere fertile il terreno dal quale germogliarono i semi dell’insurrezione armata dell’EZLN quel primo giorno di gennaio del 1994, quando un numeroso esercito di contadini ed indigeni in armi emerse coraggioso dal profondo silenzio della Selva Lacandona non più per chiedere diritti, autonomia, terra e libertà al governo centrale, ma per rivendicare e prendersi tutto questo dal basso al grido di “Ya basta!”.

 

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