NAVEN – Un Foglio Volante di Antropologia

Con non poco successo abbiamo cercato di scuotere il mondo, tirando da sotto i piedi i tappeti, rovesciando tavolini da té, facendo esplodere petardi. Compito di altri è stato di rassicurare, il nostro quello di destabilizzare. Fra australopitechi, bricconi, consonanti avulsive, megaliti noi siamo insomma venditori ambulanti di anomalie, spacciatori di stranezze, mercanti di stupore. (C. Geertz)

Che cos’è Naven? Per rispondere a questa domanda rimando il lettore direttamente alle parole di coloro che stanno dietro a questo nuovo “foglio volante di antropologia”, una fanzine/rivista/manifesto autoprodotto, anonimo e collettivo.

 

“Perché Naven? Naven è un complesso rituale collettivo di travestimento diffuso presso gli Iatmul della Nuova Guinea. Non occorre qui tentare un’impegnativa opera di descrizione dettagliata, quanto comprendere quelli che sono i tratti più interessanti di questo comportamento umano. Tralasciando dunque la spiegazione funzionalista che ne fece Bateson illo tempore, ci basta sapere che Naven significa innanzitutto “mostrarsi”, “darsi a vedere” e indica al tempo stesso un rituale consistente in insolite azioni assurde e spettacolari, dove gli uomini si travestono da donne e le donne da uomini. L’evento ha senza dubbio del comico: i partecipanti fingono di essere del sesso opposto, si travestono, enfatizzano i comportamenti, appaiono ridicoli e innaturali assumendo atteggiamenti che solitamente gli sono preclusi dall’ordine sociale. É dunque uno scherzo? Una carnevalata? No di certo,
non bisogna farsi ingannare dalle strane movenze, dalle risate, dai vestiti e dal trucco. Non c’è nulla di più serio del Naven per gli Iatmul. Si tratta, infatti, di un modo per evidenziare gli squilibri che esistono nella società, renderli espliciti alle parti coinvolte così da farli emergere, sottolinearli, e di conseguenza anche minimizzarli ed esorcizzarli. Una sorta di denuncia sociale, collettiva, verso le differenze esistenti tra uomini e donne nei loro ruoli sociali, politici e affettivi. Non è però un rituale dalla sola funzione passiva, che si limita a registrare e rendere manifesta una condizione d’ineguaglianza intollerabile. Il ruolo del Naven è profondamente attivo: strumento di reazione e provocazione, mira a sovvertire – seppur in maniera temporanea e limitata – l’ordine stabilito. Così, anche per noi, la questione non è solamente quella di far presente un rapporto sbilanciato tra studenti/professori/accademici/letterati/popolino/colti e non: non è nostro obiettivo né interesse riequilibrare rapporti di forza, restaurare la pace sociale, mettere fine alle discordie. Ciò che occorre fare riguardo a questi e altri rapporti di potere, semmai, è superarli e distruggerli.”

Per chi fosse interessato può richiedere il Pdf del primo numero di Naven a questo indirizzo mail: [email protected]… oppure potrebbe aspettare di imbattersi in Naven sui muri dell’Università Bicocca di Milano.

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