Nessuno Stato, Nessun Governo: l’Anarchia Primitiva degli Inuit

“Così tra gli Inuit non esiste uno Stato che faccia uso di forza sui componenti, nessun governo per limitare la loro libertà d’azione. Dovunque esista una comunità, essa è costruita sulla base del libero accordo tra persone libere;” (Birket-Smith)

Gli indigeni nativi dell’Artico nordamericano, conosciuti più semplicemente con il nome di Inuit (parola che in lingua inuktikut significa “uomini”), possono essere presi come esempio di quella che l’antropologo E.Adamson Hoebel definisce “anarchia primitiva” e di quelle che Harold Barclay, altro antropologo, definisce come comunità di cacciatori-raccoglitori che organizzano la propria vita sociale sulla base di un egualitarismo diffuso.

Gli Inuit, così come la maggior parte dei popoli di cacciatori-raccoglitori, si organizzavano tradizionalmente in comunità o gruppi formati da poche decine di individui. Per parlare dell’organizzazione sociale di questo popolo indigeno è corretto utilizzare il concetto antropologico di banda, ossia un gruppo territoriale che solitamente tende ad essere composto da meno di un centinaio di individui, i quali, nella maggioranza dei casi, sono legati l’uno all’altro attraverso legami di consaguineità. All’interno di ogni banda, in accordo con quanto sostenuto dall’etnologo danese Birket-Smith, si può notare sempre la presenza di un individuo che generalmente viene riconosciuto dagli altri componenti come “primo fra gli uguali” e che, sempre in accordo con le ricerche dell’etnologo danese, tra le comunità eschimesi del Canada settentrionale viene definito come “colui che pensa” (isumataq in lingua inuktikut), indicando in questo modo il suo ruolo di guida. Questo “primo fra gli uguali” rappresenta quindi la manifestazione della leadership (e non dell’autorità sia chiaro) all’interno dell’organizzazione sociale e politica del popolo Inuit; ma come si fa ad ottenere questa status? Lo status di “primo fra gli uguali” è raggiungibile da chiunque all’interno della comunità Inuit; è però fondamentale al fine di essere riconosciuto come il leader della banda mostrare abilità in tutte quelle attività essenziali alla sopravvivenza in un clima e in un territorio estremo come quello Artico: saper cacciare, saper sfruttare le risorse locali e saper costruire un rifugio. Come già accennato sopra però lo status di “primo fra uguali” non incarna in nessun modo la figura dell’autorità, in quanto quest’ultima presumerebbe la divisione sociale in chi comanda e chi obbedisce, rendendo di fatto impossibile l’esistenza stessa della società Inuit fondata sul principio dell’egualitarismo diffuso tra i propri membri: dove c’è autorità c’è gerarchia sociale tra dominati e dominanti, indi per cui la società cessa di essere indivisa e scompare l’egualitarismo.

All’interno della società Inuit infatti si può notare la quasi totale assenza di qualcuno che può essere individuato come “sovrano”, ossia una persona che incarna l’autorità e che accentra il potere nelle sue mani pretendendo l’obbedienza della comunità attraverso il monopolio dell’uso della forza (caratteristica strutturale per l’esistenza dello Stato). Il “primo fra gli uguali” può essere definito utilizzando il concetto, ampiamente presente negli scritti di Pierre Clastes, di “capo senza potere”, ovvero un capo che obbedisce alla comunità e che è costantemente sotto la sorveglianza di quest’ultima in modo da impedire l’emergere di tendenze autoritarie del capo e di conseguenza della divisione sociale tra chi governa e chi obbedisce.

Nelle comunità Inuit la leadership si può quindi definire come informale; questa situazione di “anarchia primitiva” si manifesta all’interno delle comunità nella modalità con la quale vengono prese le decisioni comuni. Difatti all’interno di una comunità le questioni principali vengono discusse in assemblee orizzontali orientate sempre alla ricerca del consenso unanime dei partecipanti; l’unanimità ricercata, oltre ad essere chiaramente conseguenza dell’assenza di autorità e dell’egualitarismo fondante la società Inuit, rappresenta perciò l’unica modalità con la quale questo popolo prende le decisioni comunitarie, rigettando al contempo la logica della delega e quella dell’obbedienza ad un “capo”. Inoltre, come già detto, tutte le posizioni di leadership sono raggiungibili da qualsiasi individuo della comunità inuit e questo sottolinea nuovamente il carattere fortemente egualitario dell’organizzazione sociale di questo popolo.

Un ultimo fondamentale esempio che ci aiuta a evidenziare in modo ancora più marcato questo carattere profondamente egualitario della società inuit è ravvisabile sicuramente nell’alta considerazione della donna. Se all’interno della società inuit è assolutamente vero che una donna non può essere completamente considerata pari ed uguale a un uomo, è altrettanto innegabile che la donna inuit gode di maggiore libertà e influenza rispetto al suo ruolo in altre società umane. Sopratutto per quanto riguarda la sfera economica di questo popolo di cacciatori-raccoglitori, la donna ricopre un ruolo fondamentale, ossia quello di provvedere all’approvvigionamento della comunità principalmente attraverso attività di raccolta. Il ruolo sociale della donna inuit risulta quindi essere fondamentale per la sopravvivenza stessa della comunità e della società. Si starebbe commettendo un gravissimo errore sostenendo che l’alta considerazione della donna nella società inuit derivi unicamente dal ruolo economico che essa ricopre; difatti l’importanza del rispetto dell’uguaglianza e della libertà della donna è assicurata dal e rappresenta la conseguenza logica del principio centrale che tiene in vita la società Inuit: il riconoscimento di autorevolezza presente in ogni membro della comunità inuit. Ogni membro della comunità è quindi visto come individuo indipendente e perciò dev’essere a lui riconosciuto un elevato livello di libertà ed uguaglianza.

Concludendo questo articolo e citando nuovamente Pierre Clastres possiamo quindi sostenere che anche l’organizzazione sociale degli Inuit sembra regolata dalla stessa “legge” fondamentale che la società primitiva insegna ai propri membri: ““Voi siete dei nostri. Ciascuno di voi è simile a noi, ciascuno di voi è simile agli altri. Ciascuno di voi occupa fra noi lo stesso spazio e luogo: li conserverete. Nessuno di voi è meno di noi, nessuno di voi è più di noi. Non potrete dimenticarlo.”

 

 

 

 

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3 commenti su “Nessuno Stato, Nessun Governo: l’Anarchia Primitiva degli Inuit

  1. andrea il said:

    ciao anarco! complimenti per il tuo sito molto interessante! Mi ci sono imbattuto oggi dato che stavo cercando dei documentari su popoli primitivi (anche in spagnolo dato che un po lo so) tra l altro ho da vedere uno propio sugli inuit, dato che mi sono visto un video di enrico manicardi che li citava spesso. Scusa se scrivo qua ma non ho trovato un indirizzo email, comunque volevo sapere se potevi consigliarmi dei documentari ,se esistono, su anarcoprimitivismo o su popolazioni tipo inuit.
    Grazie in anticipo!
    Andrea

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