“Oaxaca Sangra”: Quando lo Stato Cancella il Diritto di Protestare

Domenica 19 giugno, ad Asuncion de Nochixtlan, nello stato di Oaxaca situato nella parte meridionale del Messico, è avvenuta una brutale repressione ai danni della manifestazione degli insegnanti che si oppongono alla riforma dell’istruzione promossa dal presidente messicano Pena Nieto. Durante la repressione della manifestazione le forze dell’ordine hanno  aperto il fuoco sul movimento causando la morte di 10 persone, ferendone una cinquantina ed arrestandone un’altra ventina.

La Coordinadora Nacional de Trabajadores del Estado (CNTE), uno dei sindacati messicani e latinoamericani più attivi e militanti, ha indotto negli ultimi giorni una serie di manifestazioni, di blocchi stradali, di presidi e mobilitazioni degli insegnanti, grazie anche al sostegno nelle strade e nelle piazze degli studenti, degli operai e di altri settori sociali svantaggiati colpiti dalle politiche economiche di carattere neoliberista adottate dal presidente Pena Nieto. Infatti dal 15 maggio la CNTE sta lottando e protestando per difendere l’istruzione pubblica attraverso mobilitazioni di massa e occupazione di piazze, instaurando una vera e propria alleanza con i movimenti studenteschi messicani.

Gli insegnanti si sono mobilitati in massa per opporsi alla riforma dell’istruzione che ha imposto obbligatoriamente la valutazione degli insegnanti come condizione necessaria per l’accesso al lavoro, al salario e anche solo per la presenza all’interno del sistema educativo. Come se non bastasse questa riforma del sistema educativo ha già provocato 9000 licenziamenti.

Nonostante le continue minacce di licenziamento, non pagamento degli stipendi e di sostituzione da parte delle autorità statali e federali, il movimento degli insegnanti continua nella sua protesta sociale e la sua opposizione al governo di Pena Nieto; governo che con questa ulteriore repressione ha mostrato la sua deriva autoritaria che tende a cancellare qualsiasi diritto legittimo di protesta, di mobilitazione, di manifestazione e di dissenso. La sanguinosa repressione di domenica però ha mostrato un’altra inquietante tendenza, ovvero il passaggio da arresti e sgomberi a violenze fisiche, assassini e repressioni.

Oaxaca, nel 2006, era stata teatro di una delle più importanti esperienze collettive di autogoverno emerse in America Latina, ovvero la Comune di Oaxaca, anch’essa repressa nel sangue dalle forze dell’ordine e dalle autorità statali e federali messicane.

Non c’è dubbio che questa ennesima repressione ai danni di una legittima manifestazione di protesta sociale rientri direttamente nella tendenza all’autoritarismo che pervade oramai la stragrande maggioranza degli Stati a livello internazionale, e può essere paragonata alle continue violenze subite dai movimenti di resistenza indigeni in America Latina da una parte, mentre dall’altra trova somiglianze con la repressione violenta attuata delle autorità francesi ai danni del movimento Nuit Debout, che protesta da mesi nei confronti della Loi El Khomri, ovvero la legge del lavoro francese.

In ogni caso, quest’ultima repressione ai danni del movimento degli insegnanti in Messico, appare chiaramente un attacco alla libertà di dissenso e di protesta, libertà di cui, a quanto pare gli insegnanti messicani, non godono più. “Oaxaca Sangra”, ma purtroppo ancora una volta a scorrere è il sangue degli innocenti che lottano per resistere.

 

Precedente Il Lento e Silenzioso Genocidio degli Indigeni Guarani Kaiowa Successivo Un Esempio di Autonomia e di Autogoverno: la Comune di Oaxaca