Rivoluzione Zapatista: Questione Indigena e Rifiuto del Potere

La tradizione rivoluzionaria di stampo marxista e socialista ha da sempre avuto un’importante influenza sui movimenti dell’america latina, anche se raramente la teoria marxista ha conferito un ruolo decisivo alla questione indigena all’interna della rivoluzione. All’interno della dottrina marxista trova pochissimo spazio l’analisi sulle comunità contadine, rappresentate sempre come marginali e considerate un freno allo sviluppo, nonchè un retaggio del passato. Infatti per Marx la classe contadina è sempre stata “la classe che rappresenta la barbarie all’interno della società”. Anche Lenin, come Marx, percepiva la classe contadina come incapace di prendere posizione o guidare l’insurrezione, la quale era prerogativa esclusiva della classe operai e del proletariato. Queste posiziono sono state per lungo tempo un’influenza ingombrante sui movimenti socialisti e rivoluzionari emersi in America Latina fino agli anni 70, quando, in seguito alle sconfitte dei movimenti operai-popolari e alla crescita delle lotte e rivendicazioni indigene, la questione delle comunità indigene e contadine acquistò importanza e dignità. Da questo momento si iniziò a considerare l’indigeno come soggetto rivoluzionario attivo e come motore del cambiamento sociale e politico, soprattutto in America Latina dove vennero rivalutate le forme organizzative delle comunità indigene, come la democrazia comunitaria o la forma assembleare. In questo modo si invertì la rotta che immobilizzava l’indigeno nella posizione di soggetto passivo al seguito del proletariato, unico motore del cambiamento presentato dalla teoria rivoluzionaria marxista.

Probabilmente il movimento più importante in cui la questione indigena ha svolto, e continua a svolgere, un ruolo fondamentale è stata la rivoluzione zapatista dell’EZLN emersa nel 1994 con la prima insurrezione dei militanti della Selva Lacandona. I militanti dell’EZLN fin da subito incorporarono tutto ciò che trovarono di valido nelle comunità indigene, dalle forme organizzative alla democrazia diretta, delle assemblee comunitarie alla partecipazione costante della comunità alla vita politica-militare. La base della rivoluzione zapatista è rappresentata dal rispetto per le comunità indigene e per le loro forme di autogoverno, per i loro usi e costumi, per la loro cultura e soprattutto dalla lotta ad ogni forma di discriminazione ed oppressione. La rivoluzione dell’EZLN ha creato fin dai primi sussulti un’importante rottura con l’economicismo marxista che riduceva la questione indigena a spiegazioni economiche, interessandosi solamente di inserire l’indigeno all’interno delle strutture sociali e cultura dominanti.

L’EZLN, attraverso il suo portavoce Subcomandante Marcos, ha spesso sottolineato di non essere un esercito ispirato dalla guerra di guerriglia nonostante i primi combattimenti fossero evidentemente di carattere guevarista, come quasi la totalità dei movimenti di guerriglia centroamericani e latinoamericani del resto. Le fonti di ispirazione del movimento zapatista vanno piuttosto ricercate nella storia secolare delle resistenze messicane e delle lotte di resistenza indigena. Tra i principali ispiratori dell’EZLN troviamo Pancho Villa ed Emiliano Zapata, il primo per quanto riguarda la formazione di un esercito regolare ed il secondo per il processo di trasformazione del contadino in guerrigliero, e viceversa. L’EZLN ha preso sempre le distanze dall’identificazione banale con le guerriglie centroamericane di movimenti come il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale e dalle guerriglie di stampo guevarista. Piuttosto l’Esercito Zapatista ha in comune con la Division del Norte di Pancho Villa e con l’Ejercito Libertador del Sur di Zapata il carattere di massa dell’insurrezione militare, essendo una forza militare fortemente radicata all’interno della comunità indigena-contadina; ed è anche per questo che l’EZLN si definisce solitamente come “il braccio armato della comunità contadina”. Nonostante queste similitudini con gli eserciti di Zapata e Villa, l’EZLN ha una sua autonomia e non rappresenta semplicemente una loro copia.

Il carattere di massa dell’insurrezione e del conflitto accentuano il carattere di movimento incarnato dall’EZLN che si pone in aperto contrasto e critica con l’avanguardismo tipico della sinistra marxista-socialista. Il movimento zapatista instaura una continuità con le lotte e le resistenze del mondo indigeno alle quali partecipa l’intera comunità, l’intera popolazione. Ed è anche da questo carattere di massa della rivoluzione zapatista che notiamo l’influenza delle esperienze di resistenza indigena piuttosto della guerriglia di stampo guevarista.

L’EZLN lotta per undici punti (terra, giustizia, casa, educazione, libertà, sanità, indipendenza, lavoro, alimentazione, pace, democrazia) ed è un esercito che auspica la propria dissoluzione, la propria scomparsa nel momento in cui questi undici punti vengono raggiunti. E’ un esercito che non ha alcun interesse nella presa di potere e nel mantenersi in vita come esercito, poichè l’EZLN rappresenta semplicemente la comunità indigena e contadina in arma. Gli zapatisti non aspirano al potere perchè si oppongono radicalmente all’idea che un esercito di militari possa guidare una società. Questo loro rifiuto dei prendere il potere trova spiegazione nel carattere indigeno di porre al di sopra di tutto la comunità, a disposizione di cui si trova l’Esercito Zapatista.

La presa del potere? No, qualcosa di appena un po’ più difficile: un mondo nuovo”. Anche da questa frase del subcomandante Marcos possiamo notare che l’EZLN si distacca dalla dottrina rivoluzionaria marxista che vede nella presa di potere da parte della classe operaia (di un avanguardia proletaria rivoluzionaria) la possibilità di trasformazione della società e delle relazioni sociali, economiche e politiche. L’essere rivoluzionario degli zapatisti invece non è motivato in alcun modo dalla presa del potere, bensì dalla lotta per la dignità indigena ottenibile solamente attraverso la trasformazione delle relazioni sociali e della gestione del potere e dalla modificazione dei valori sociali dominanti che escludono ed emarginano la comunità indigena. Gli zapatisti rifiutano l’idea che la trasformazione sociale possa avvenire solamente con la presa del potere, che rifiutano radicalmente, interessandosi piuttosto alle differenti forme di organizzazione di esso attraverso l’esperienza comunitaria. L’EZLN non vuole il potere per sè e non vuole governare per la semplice convinzione del carattere corruttore che il potere esercita sugli uomini e di conseguenza non hanno la certezza di non trasformarsi negli stessi oppressori che combattono, caso mai dovessero prendere il potere. La lotta dell’EZLN è mossa dall’interesse di ristrutturare la gestione del potere, decentralizzandolo ed estendendo la partecipazione ed il sociopotere collettivo.

L’EZLN muove un’aspra critica all’avanguardismo, presentato dalla dottrina marxista come unico modo per aienare le masse e il loro reale potere, delegando ad un piccolo gruppo di individui rivoluzionari la gestione del potere e la trasformazione delle relazioni sociali, economiche e politiche del popolo. Infatti gli indigeni e l’EZLN sono insorti insieme non per impossessarsi del potere, piuttosto per affermare la propria esistenza continuando a resistere e lottare, affermando il valore della cultura indigena. L’EZLN  e gli indigeni vogliono semplicemente autonomia, autogoverno e democrazia, quest’ultima intesa in senso comunitario, orizzontale ed assembleare, seguendo la tradizione organizzativa indigena, poichè solamente attraverso questi tre concetti è possibile estendere il socio potere nella mani dell’intera comunità e concretizzare l’idea indigena “comandare ubbidendo”. Per gli indigeni e gli zapatisti l’autogoverno e la democrazia diretta sono gli unici modi per opporsi all’accentramento del potere, da evitare ad ogni costo attraverso le assemblee popolari e la società civile che rappresentano la sovranità della collettività.

Concludo citando direttamente il Subcomandante Marcos: “In realtà l’unica cosa che ci siamo proposti è cambiare il mondo, il resto lo improvvisiamo.”ejercito-zapatista-ezln-chiapas-1994 zapatista-girl---da

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