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A Proposito di Disuguaglianza e Sfruttamento nella Società Primitiva – P.Clastres

Ricollegandomi ad uno dei temi maggiormente affrontati in questo blog, non che uno dei principali argomenti trattati nei primissimi articoli, ho decido di riportare un estratto di “L’Anarchia Selvaggia” opera antropologica scritta dal francese Pierre Clastres (antropologo e opera che mi diedero la spinta per aprire questo blog) sul tema dello sfruttamento, della disuguaglianza sociale e della divisione del lavoro all’interno della società primitiva. Società primitiva che Clastres ama definire “contro lo Stato” proprio perchè si oppone all’emergere della divisione sociale tra chi governa e chi viene governato, cosi come alla disuguaglianza economica tra chi sfrutta e chi viene sfruttato. Di seguito troverete l’estratto:

“Poichè ne impedisce la comparsa, la società primitiva ignora la differenza tra ricchi e poveri, la contrapposizione tra sfruttatori e sfruttati, il dominio del capo sulla società. Il modo di produzione domestico che assicura l’autarchia economica della comunità in quanto tale, permette l’autonomia dei gruppi parentali che compongono l’insieme sociale e anche l’indipendenza degli individui. Tranne quella relativa al sesso, nella società primitiva non esiste infatti alcuna divisione del lavoro. Ogni individuo è in qualche misura polivalente: gli uomini sanno far tutto quello che gli uomini devono saper fare, le donne sanno svolgere tutte le mansioni che ogni donna deve saper svolgere.

Nell’ordine del sapere e del saper-fare, a nessun individuo viene attribuita un’inferiorità che possa lasciare spazio alle imprese di un altro più dotato e meglio fornito: il gruppo parentale della “vittima” contesterebbe subito la vocazione dell’apprendista-sfruttatore.

Gli etnologi hanno fatto a gara nel rilevare l’indifferenza dei selvaggi rispetto ai propri beni e possessi, che rifabbricano facilmente quando sono consumati o rotti, e l’assenza di qualsiasi desiderio di accumulazione. E perchè mai dovrebbe esserci un desiderio del genere? L’attività di produzione è esattamente commisurata alla soddisfazione dei bisogni e non va oltre; la produzione di un surplus è del tutto possibile nell’economia primitiva, ma anche del tutto inutile: a che servirebbe? D’altra parte l’attività di accumulazione (produzione di un surplus inutile) in questo tipo di società potrebbe essere solamente un’impresa strettamente individuale e l’ “imprenditore” potrebbe contare solo sulle sue forze, poichè lo sfruttamento degli altri sarebbe sociologicamente impossibile.

Immaginiamo tuttavia che, nonostante la solitudine del proprio impegno, l’imprenditore selvaggio riesca, con il sudore della fronte, a costituire una riserva di risorse della quale, non dimentichiamolo, non sa che farsene, perchè si tratta di un surplus di una quantità di beni non necessari che non servono alla soddisfazione dei bisogni. Che succederebbe allora? Semplicemente, la comunità lo aiuterebbe a consumare quelle risorse gratuite: l’uomo fattosi così ricco con le proprie mani vedrebbe svanire la sua ricchezza in un batter d’occhio nelle mani dei suoi vicini. La realizzazione del desiderio di accumulazione si ridurrebbe cosi a un puro fenomeno di autosfruttamento dell’individuo e di sfruttamento del ricco da parte della comunità.

I selvaggi sono abbastanza assennati da non cedere a questa follia: la società primitiva funziona in modo da rendere impossibili la disuguaglianza, lo sfruttamento e la divisione.”

 

La Questione del Potere Politico: le Società contro lo Stato

Da dove viene il potere politico? Questa è una delle principali domande che si pone l’antropologo anarchico francese Pierre Clastres nel suo saggio sull’Anarchia Selvaggia. La ricerca e lo studio di Clastres ruotano attorno a quelle società e culture che vengono definite “primitive” o “selvagge” e in cui, secondo l’antropologo, è ben visibile la problematica legata al potere politico. L’etnologia ha commesso nel corso della sua storia il grande errore di comparare le culture primitive alla cultura occidentale, minimizzando e ritenendo prive di interesse le forme politiche primitive, anzi dipingendo queste società come incomplete a causa dell’assenza dell’entità statale che ne segnerebbe il loro stato embrionale ed arretrato. La differenza sostanziale si può riscontrare nel modo in cui viene percepito il potere politico; se in Occidente il potere politico si basa su relazioni gerarchiche e autoritarie di comando e obbedienza, quindi di coercizione, allora si può sostenere senza grossi errori che le società primitive sono prive di questo tipo di potere politico.

Clastres sostiene che sarebbe totalmente errato pensare di dividere le società in due gruppi caratterizzati dalla presenza o dall’assenza di potere, in quanto il potere politico è qualcosa di universale e intrinseco alla società. Le società però possono dividersi a seconda del modo in cui si realizza e viene esercitato il potere politico, che può essere di due tipi: coercitivo e non coercitivo. Il potere politico di tipo coercitivo è quello più sviluppato in quanto sta alla base dei moderni Stati-Nazione; questo suo sviluppo però non lo rende qualcosa di universale, né tanto meno l’unico modello in cui è possibile sviluppare ed esercitare il potere politico. Infatti anche laddove l’istituzione politica statale è assente la politica, con il conseguente problema del potere e del suo esercizio sono presenti e permeano i differenti ambiti della vita sociale, in quanto semplicemente non può esistere il politico senza il sociale e viceversa, perciò non possono esservi società immuni ed estranee al potere e alle problematiche che esso crea. Quindi, ciò che differenzia le società non è affatto l’assenza o la presenza del potere, ma su un piano diverso, le relazioni che si instaurano tra sfera della società e sfera della politica.

Qui subentra una seconda importante domanda: come e perché si passa dal potere politico non coercitivo a quello coercitivo? Clastres evidenzia un tratto comune alla maggioranza delle comunità amerindiane, ovvero che l’organizzazione politica di queste società è caratterizzata dalla totale assenza di stratificazione sociale e di qualsiasi tipologia di autorità che avesse il diritto esclusivo di detenere il potere politico. In realtà anche in queste società primitive troviamo la presenza di capi, che però sono senza autorità, impotenti. Sorge spontaneo domandarsi come possa essere possibile questo. Clastres sostiene che le società selvagge amerindiane separano la sfera politica da quella sociale grazie ad una fondamentale intuizione, ovvero che è nella stessa essenza del potere politica la coercizione. Coercizione che viene percepita dall’intera società come una costante minaccia per la coesione del gruppo, e ne minerebbe l’esistenza. Si può facilmente evincere da questa visione come le società primitive non siano per loro incompletezza o arretratezza senza stato, ma al contrario che attraverso una loro profonda riflessione politica scelgano di opporsi alla formazione di una entità statale centrale dotata di potere politico coercitivo che scatenerebbe il caos all’interno del gruppo sociale, facendo sorgere la diseguaglianza, la stratificazione sociale e la gerarchia. Queste le spiegazioni che stanno alla base della filosofia politica fortemente anti-statalista delle società primitive.

Nonostante l’antropologia classica sostenga che con “Società Primitive” si definiscono tutte quelle società caratterizzate dall’assenza dello Stato, e quindi caratterizzate da incompletezza ed arretratezza socio-politica. Per Clastres invece queste società primitive sono tali in quanto scelgano volutamente di opporsi alla nascita dell’entità statale per scongiurare l’emergere di divisione sociale e della gerarchia, respingendo ogni possibile accumulo di potere che potrebbe creare stratificazione sociale. Ed è proprio questo che rende le società primitive non senza Stato, ma più correttamente contro lo Stato, mostrando a tutti gli effetti la complessità della loro riflessione politica e sociale e della loro volontà di opporsi al dominio dell’essere umano sui suoi simili, alla divisione tra governanti e governati.

Quindi, per concludere, è evidente come queste società primitive incarnino alla perfezione l’”Anarchia Selvaggia” e si pongano come esempio possibile e replicabile per opporsi e staccarsi dalla costante oppressione prodotta dal Leviatano.conclusion