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Il Cile in Fiamme, Ancora.

Se in Cile tutto è cominciato con alcuni giovani ribelli che hanno deciso di attaccare i mezzi pubblici in seguito all’aumento del prezzo del metrò, perchè qualcosa di analogo non potrebbe accadere anche in altri luoghi dove la miseria della sopravvivenza pesa sulle spalle di tutti gli oppressi?


Venerdì 18 ottobre 2019, Santiago del Cile (e di conseguenza altri centri urbani cileni), ha visto divampare per le sue strade la rabbia di tantissim* giovan* che, dopo una settimana di azioni e proteste contro l’aumento delle tariffe dei mezzi pubblici, han deciso di prendere in mano il loro destino e iniziare ad attaccare la presunta normalità e l’alienazione quotidiana imposte dall’esistente capitalista e dalla società della merce. Sono iniziati così una serie numerosissima di rivolte che hanno investito in modo dirompente la capitale cilena e le altre città, con l’obiettivo iniziale di assaltare le metropolitane e le stazioni, per poi deflagrare verso obiettivi differenti come caserme, centri commerciali, supermercati, strutture logistiche e palazzi di multinazionali come Enel, tutti simboli che rappresentano la miseria della sopravvivenza quotidiana e dell’oppressione dell’economia mercantil-spettaccolare.

Oggi, a distanza di poche ore dall’anniversario di quel giorno preso a data d’inizio delle rivolte che hanno incendiato il Cile un’anno fa, giungono a noi notizie e immagini che ci mostrano come il fuoco dell’insurrezione contro un esistente fatto di alienazione, saccheggio e sfruttamento non si sia ancora affievolito. Difatti una teppa di incappucciate e incappucciati ha saccheggiato e dato alle fiamme la Iglesia istitucional de Carabineros che sorge nel Parque San Borja, nel centro di Santiago, per festeggiare e ricordare l’anniversario di quei gioiosi giorni dell’insurrezione. Per farla finita con le chiese e con l’oppressione religiosa, per farla finita con la repressione e le violenze poliziesche.

Per approfondire l’autunno caldo cileno di un anno fa vi invito a recuperare un interessante opuscolo scritto da alcun* compagn* lecchesi intitolato “Il Cile in Fiamme”. Inoltre di seguito riporto due estratti tratti proprio da questo opuscolo che spero possano essere utili come spunti di riflessione per discutere su come agire per minare l’esistente, qui e ora. Perchè il Cile non è il passato, potrebbe essere invece il nostro futuro. Un futuro in cui tutte le condizioni sono presenti anche qui da noi. In ogni caso, il segreto è accendere i fuochi di rivolta e far divampare la rabbia. sempre in direzione di una vita radicalmente diversa e infiniti mondi da sperimentare!


“Non esistono anche da noi infrastrutture critiche di trasporto, energia o comunicazione che, come a Santiago, sono indispensabili per perpetuare l’ordine esistente e che sono alla portata di qualsiasi ribelle?
Se solidarietà non è solo una parola vuota, è tempo di iniziare ad alimentare e prolungare dove viviamo le rivolte che si stanno sviluppando attorno a noi. E poiché la distruzione, anche dei beni comuni, è un linguaggio che parla direttamente da un angolo all’altro del pianeta… Ognuno ha l’imbarazzo della scelta per esprimere la propria rabbia per la libertà, in azione contro questo mondo di denaro e gendarmi”
“Di fronte a una tale estensione della rivolta, c’è una tensione classica che vorremmo inoltre sottolineare: quella tra la riappropriazione dell’esistente e la sua distruzione […] Se i saccheggi dei beni di consumo si moltiplicano, abbiamo anche potuto vedere una parte dei rivoltosi incendiare i templi del consumo, e altri gettare decisamente nel fuoco schermi al plasma e altri apparecchi appena espropriati per incendiare le barricate. […] Più l’insurrezione dura e si estende, più diventa complicato averne una visione globale e si può vedere di tutto: da chi si organizza in gilet giallo per proteggere le merci a chi tenta in tutti i modi di offrire sbocchi politici moltiplicando le rivendicazioni. Ma come è noto, le rivendicazioni sono la morte di ogni rivolta; è dialogare e chiedere al nemico piuttosto che autorganizzarsi in modo autonomo per riprendersi con l’azione diretta ciò che si vuole e distruggere tutto il resto.”