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“Frammenti di frammenti” – a David Graeber (da Naven)

E’ uscita praticamente da nemmeno un paio di giorni  “Frammenti di frammenti”, una fanzine autoprodotta dai/dalle compagnx antropologx di Naven dedicata a David Graeber e in ricordo della sua prematura scomparsa. Una fanzine che presenta alcuni estratti scelti dalle sue opere e che fin dal titolo vuole richiamare quel “Frammenti di antropologia anarchica”, iconico e seminale pamphlet dell’autore americano. Lascio alle parole delle stesse individualità che animano il progetto Naven, il compito di introdurvi e spiegarvi il senso di stampare e diffondere queste poche pagine, questi frammenti di frammenti. 

“Storicamente gli antropologi si sono posizionati lungo tre modelli antitetici: si sono schierati dichiaratamente dalla parte del potere e delle istituzioni, favorendo quelle dinamiche di sfruttamento e razzismo, costantemente messe in atto dagli stati occidentali; hanno ricercato un sapere che fosse il più neutro possibile, in uno slancio idealistico e illusorio di una conoscenza descrittiva, scevra dalle implicazioni e dalle “sozzure” dell’etnografia; oppure si sono posizionati in aperta critica al sistema, assumendo posizioni radicali e denunciando – se non osteggiando – alcune dinamiche di potere.
David Graeber è stato uno di questi ultimi, scegliendo una posizione non facile che lo ha posto ai margini di un sistema accademico che è sempre più incapace di camminare sulle proprie gambe.
Suoi sono gli scritti qui raccolti, messi insieme con memoria da studente, estrapolandoli dalle pagine, per essere forse una curiosa scoperta per alcuni, un cammeo, una rilettura, o un senso nuovo per altri.”
E per ricordare Graeber e l’importanza che ha avuto anche per l’esistenza di questo blog, riprendo alcune righe scritte ormai a settembre di due anni fa  in merito al fatto che l’antropologia debba distruggere le pareti accademiche dentro cui è rinchiusa e divenire militante: Antropologia quindi come mezzo di sovversione e irruzione del disordine nella realtà odierna, antropologi come “danzatori folli” in rotta verso l’ignoto che apre infinite possibilità e animati da creatività distruttrice, alla ricerca di percorsi inesplorati verso imprevisti senza nessuna certezza. Perchè solo una rottura dell’ordine costituito può far intravedere la possibilità di sperimentare modi di vivere diversificati. Facciamo saltare i muri, ancora.