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Rituali Invernali e Società Segrete tra i Popoli Nativi Nordamericani

“D’estate gli uomini escono a caccia di spiriti. D’inverno gli spiriti entrano a caccia di uomini” (proverbio Kwakiutl)

La stagione invernale per le popolazioni native stanziate sulla Costa nord-ovest del Pacifico, così come quelle che abitavano la regione dei Grandi Laghi, imponeva la temporanea sospensione delle attività di caccia e pesca e quelle di produzione agricola e coincideva dunque con il periodo delle cerimonie e dei rituali invernali. Questo periodo dell’anno sembrava quindi costituire il momento adatto per mettere in atto pratiche di interruzione momentanea dell’ordine sociale, nonchè il momento in cui diventava vago ed effimero il confine tra il mondo degli spiriti e quello dei mortali.

E’ ben noto che Franz Boas si trovò per primo a studiare ed analizzare la cerimonia rituale conosciuta con il nome Potlatch tipica delle popolazioni indigene stanziate sulla costa nord-ovest degli Stati Uniti e del Canada. Tra il 1983 e il 1984 Franz Boas, che si trovava presso il villaggio Kwakiutl di Fort Ruper stanziato nell’estremità settentrionale dell’isola di Vancouver, assiste ad una serie di cerimonie che caratterizzavano il periodo rituale invernale identificato dagli stessi Kwakiutl con il nome tseka, termine che letteralmente sembrerebbe significare “agire” e che più comunemente viene tradotto come “rendere manifesto il potere degli spiriti”. L’inizio della stagione invernale per i Kwakwaka’wakw (così chiamavano loro stessi i Kwakiutl), periodo dell’anno che coincideva con la concentrazione delle pratiche rituali e cerimoniali, rappresentava il momento in cui gli spiriti si avvicinavano ai villaggi e agli insediamenti dell’uomo. Questo periodo tra tutti i popoli nativi della Costa Nord-Ovest del Pacifico era caratterizzato dall’abbandono temporaneo della normalità della vita sociale e quotidiana, rendendo di fatto labile il confine tra il mondo invisibile e magico degli spiriti e il mondo umano. Il passaggio da una dimensione all’altra della vita sociale e religiosa della comunità era accompagnato da una moltitudine differente di rappresentazioni simboliche che avevano il compito di sottolineare il processo di trasformazione della società.

In accordo con le ricerche etnologiche di Franz Boas possiamo ammettere l’esistenza di quattro società segrete interne alla società kwakiutl che giocavano un ruolo fondamentale all’interno delle cerimonie rituali del periodo invernale. Le società segrete erano le seguenti:

  • La società della Guerra (Winalagaus)
  • La società della Magia (Matem)
  • La società dell’Aldilá (Bakwas)
  • La società del Cannibale (Hamatsa)

Ed è proprio quest’ultima, il suo rituale e il ruolo che svolgeva all’interno della società a rappresentare la più interessante, oltre ad essere la società segreta di rango più elevato a cui spettava il compito di svolgere la danza rituale più importante per la cultura Kwakiutl nel periodo cerimoniale invernale. L’altro aspetto che rende interessante la Società Hamatsa ad uno sguardo antropologico è la questione del cannibalismo rituale ad essa intimamente collegata, questione che affronteremo più avanti. Per ora ci concentreremo sulla cerimonia iniziatica della Società Hamatsa. Durante lo svolgimento della danza rituale, i danzatori Hamatsa, attraverso delle gigantesche e spaventose maschere, rappresentano e incarnano una delle differenti e numerose bocche dello spirito cannibale chiamato Bakbakwalanooksiwae che letteralmente significa “il cannibale del confine settentrionale del mondo”.

Il primo giorno della cerimonia iniziatica, il futuro giovane membro della società segreta si dice venga “posseduto” dallo spirito di Bakbakwalanooksiwae e in preda a questa possessione è costretto a vagare per i boschi e a non avere contatti di nessun tipo con gli altri membri della propria comunità fino al quarto e ultimo giorno della danza rituale. Lo spirito cannibale che si diceva possedesse l’iniziato veniva descritto come una creatura inquietante che abitava le regioni dell’estremo Nord, territori che per i Kwakiutl rappresentavano il regno dell’oscurità e dei morti. In realtà il giovane iniziato non subisce nessuna possessione, bensì viene isolato in un luogo preciso e remoto nel cuore della foresta e costretto a seguire due pratiche ben definite: il digiuno e il lavarsi con acqua gelida, pratiche che avevano la finalità di cancellare l’ “odore umano” dell’nuovo membro in modo da purificarlo e rendere possibile in questo modo l’incontro con gli spiriti. Durante l’ultimo giorno in cui si svolge la danza rituale, l’iniziato Hamatsa tornato dall’isolamento silvano appare alla comunità nel corso della cerimonia e, ancora preda della possessione da parte dello spirito cannibale, si impegna nella rappresentazione simbolica della prima esperienza antropofaga di Bakbakwalanooksiwae, mordendo in modo scherzoso i presenti. Diventa così a tutti gli effetti membro della società Hamatsa ottenendo, secondo la tradizione kwakiutl, poteri di natura sciamanica e il potere di comunicare con gli spiriti.

La foresta, luogo nel quale si ritirava l’iniziato Hamatsa posseduto dallo spirito cannibale, era per i Kwakiutl un luogo dal forte significato simbolico, religioso e sociale. Difatti era proprio nel profondo della foresta che i Kwakiutl erano soliti seppellire i propri defunti. Nella loro tradizione culturale e religiosa questo luogo silvano rappresentava quindi contemporaneamente il mondo degli animali, il mondo degli spiriti e il mondo dei defunti. Possiamo notare un altro profondo collegamento dunque con quanto detto nell’introduzione di questo articolo, ossia il fatto che il periodo rituale invernale rappresentava una voluta confusione tra due piani solitamente ben definiti e distinti: il regno dei morti e degli spiriti e il mondo dei vivi.

Facciamo ora un passo indietro per ricollegarci alla questione del cannibalismo rituale intimamente collegata alla Società Hamatsa e al suo rituale iniziatico. In accordo con alcuni racconti e alcune descrizioni di carattere etnologico, si narra che poco prima della fine del suo esilio forzato nella foresta, una volta terminato il percorso di purificazione dal proprio “odore umano”, all’iniziato hamatsa venisse portato un cadavere di un membro della comunità. Il futuro nuovo membro della società Hamatsa doveva quindi affumicare alcune parti del cadavere e poi ingerirle. Si parla di cannibalismo rituale tra i Kwakiutl appunto perchè l’antropofagia non era pratica diffusa socialmente e anzi condannata, ma si limitava ad un momento iniziatico.

Spostandoci verso la regione dei Grandi Laghi, anche per le sei Nazioni della Lega degli degli Ho-de’-no-sau-nee (o Irochesi) la stagione invernale rappresentava un periodo rituale ricco di cerimonie e in cui i confini tra il mondo degli uomini e quello degli spiriti si facevano sottili al punto da confondersi. I Seneca chiamavano questo periodo rituale invernale Kaiwanoska’kò-wah, che si può letteralmente tradurre come “festa di metà inverno”. Nel 1743 John Bertram, che si trovava presso un villaggio irochese degli Onondaga, ebbe l’occasione di osservare l’apparizione di uno strano personaggio mascherato dal comportamento comico che impugnava un tipico sonaglio di tartaruga, simbolo che lo identificava in quanto membro della Società delle False Facce. Durante le celebrazioni e le danze che caratterizzavano il Rituale d’Inverno tra gli Irochesi, la vita sociale dell’intera comunità subiva uno stravolgimento dovuto principalmente all’irruzione di vari personaggi caratterizzati da comportamenti vivaci e a tratti antisociali (come nel caso dei danzatori folli) e che celavano la loro identità dietro maschere dalle espressioni spaventose .

Tra le sei Nazioni che formavano la Lega degli Irochesi era diffusa la credenza dell’esistenza di una razza di creature soprannaturali chiamate False Facce. Questi esseri vengono descritti come spiriti maligni o veri e propri demoni privi di corpi e arti, aventi quindi solo facce dall’aspetto disumano e orrendo. Gli Irochesi credevano che queste creature vivessero nelle profondità delle foreste, in luoghi isolati difficilmente accessibili agli uomini o in regioni selvagge situate ai margini del mondo conosciuto, e fossero in grado di portare malattie e maledizioni nel mondo umano, fino addirittura a poter divorare gli esseri umani. Sono molti i racconti della tradizione orale irochese a narrare di cacciatori che, una volta addentratesi nelle zone boscose più remote, sono stati assaliti da strane creature dall’aspetto semi-umano formate solamente da facce spaventose e capelli lunghi.

Partendo da questa credenza mitica, all’interno delle sei nazioni che compongono la Confederazione irochese, si può notare l’esistenza di una organizzazione segreta che prendeva quindi il nome di Banda, o Società, delle False Facce; si trattava di una società segreta la quale prevedeva un proprio rituale iniziatico e lo svolgimento di regolari cerimonie accompagnate da danze cerimoniali. Curioso ed interessante è il modo in cui avveniva l’acquisizione o la rinuncia all’appartenenza alla società segreta, azioni che dipendevano totalmente da una previsione apparsa in sogno. Difatti se un membro della società irochese sognava di essere una falsa faccia aveva l’obbligo di raccontare il suo sogno alla comunità e in seguito offrire una festa per manifestare la sua volontà e il suo passaggio alla società segreta. E’ sempre dalla manifestazione di queste creature spaventose in sogno che si pensa abbiano avuto origine le prime maschere rappresentanti le false facce. Stando ai resoconti etnologici di L.H. Morgan, sembra non esistessero tra le nazioni irochesi altri metodi per ottenere il titolo di membro della Società delle False Facce.

In tutte le occasioni sociali in cui i membri di questa società segreta apparivano durante i rituali e lo svolgimento della vita quotidiana durante il periodo cerimoniale invernale, dovevano sempre indossare le maschere, dall’aspetto orrendo, rappresentati le “false facce” (Ga-go’-sa) e non potevano mai togliersele in pubblico scoprendo la loro identità. Tutti gli appartenenti alla società erano uomini, ad eccezione di una donna che ricopriva il ruolo di Custode delle False Facce, chiamata in lingua irochese Ga-go-sa-ho-nun-nas-tase-ta. La Custode rappresentava l’unico mezzo che aveva la comunità per comunicare con i membri della società segreta, i cui nomi, come del resto i volti, rimanevano sempre celati in pubblico.

Durante la Cerimonia d’Inverno e in generale per tutta la durata del periodo rituale invernale si svolgevano presso gli Irochesi le cerimonie che riguardavano le false facce. Queste cerimonie, che vedevano protagonisti i membri della Società delle False Facce celati dietro maschere dalle fattezze e dalle smorfie orrende, consistevano principalmente in offerte di tabacco o mais con le quali si pensava di pacificare le false facce al fine di chiedere un loro intervento per disperdere le malattie e le forze maligne che mettevano in pericolo l’esistenza stessa della comunità. I membri della società, durante questo periodo rituale, andavano di casa in casa praticando riti terapeutici al fine di scacciare pestilenze o stregonerie.

 

Il periodo del solstizio d’inverno rappresentava quindi, tanto per le popolazioni nordamericane stanziate a nord-ovest lungo la costa del Pacifico quanto per quelle che abitavano la regione dei Grandi Laghi, una sorta di portale per accedere al mondo dei morti e degli spiriti e viceversa. Sia tra gli Irochesi che presso i Kwakiutl durante questo periodo cerimoniale invernale gli spiriti giungevano dalla foresta per prendere possesso del mondo dei vivi e invadere i villaggi e le abitazioni a fine di domandare ed ottenere doni e offerte. Conseguentemente a tutto ciò la quotidiana vita della comunità mutava aprendosi a situazioni di caos e indeterminatezza, al punto da giungere ad una vera e propria confusione dei ruoli sociali e addirittura al cambiamento dei nomi ordinari degli individui. Ed era quindi proprio durante il periodo invernale che avveniva i riti iniziatici delle società segrete dei Kwakiutl e degli Irochesi, componenti fondamentali per il funzionamento della vita comunitaria e sociale di queste due culture.

 

Breve bibliografia di testi che ho consultato e che mi hanno dato l’ispirazione per la stesura del seguente articolo:

MORGAN Lewis Henry, La Lega degli Ho-de’-no-sau-nee, o Irochesi

BOAS Franz, L’Organizzazione Sociale e le Società Segrete dei Kwakiutl

COMBA Enrico, AMATEIS Margherita, Le Porte dell’Anno: Cerimonie Stagionali e Mascherate Animali

AA.V.V, Indiani d’America, Incontri Transatlantici

MACULOTTI Marco, L’Iniziazione Sciamanica e le Vie dell’Aldilà nella Tradizione Nordamericana, Axis Mundi

Noi della Confederazione Irochese delle Sei Nazioni: Per l’Armonia e la Pace nel Mondo

“Gli Haudenosaunee, o confederazione Irochese delle sei nazioni, sono su questa terra dall’inizio della memoria umana. La nostra cultura è tra le più antiche che ancora esistano nel mondo. Noi ricordiamo ancora i primi atti del comportamento umano. Noi ricordiamo le istruzioni originarie dei creatori della vita a questo luogo che noi chiamiamo Etenoha, Madre terra. Noi siamo i guardiani spirituali di questo luogo. (…)

Al principio ci è stato detto che gli esseri umani che camminano sulla terra sono stati dotati di tutto ciò che è loro necessario per vivere. Abbiamo imparato ad amarci gli uni con gli altri, ad avere un grande rispetto per tutti gli esseri della terra. Ci è stato mostrato che la nostra vita esiste grazie alla vita degli alberi, che il nostro benessere dipende dalla vita vegetale, che noi siamo i parenti più prossimi degli esseri a quattro zampe. (…)

Noi salutiamo ed esprimiamo la nostra riconoscenza alle numerose cose che mantengono la nostra vita: il granoturco, i fagioli, le farine, il vento e il sole. Allorquando le genti smettono di rispettare e di esprimere la loro gratitudine per tutte queste cose, allora tutta la vita comincia ad essere distrutta, e la vita umana su questo pianeta arriva alla sua fine. Le nostre radici sono profonde nella terra dove viviamo. Noi nutriamo un grande amore per il nostro paese, perché il luogo della nostra nascita è là. Il suolo è pieno delle ossa di migliaia di nostri antenati, ciascuno di noi fu creato su queste terre, ed è nostro dovere averne grande cura, poiché da queste terre scaturiranno le future generazioni. Noi proseguiamo il nostro cammino con grande rispetto perché la terra è un luogo estremamente sacro. (…)

A tutt’oggi, i territori che ci restano sono coperti di alberi, pieni di animali e di tutti gli altri doni della Creazione. In questo luogo riceviamo ancora il nutrimento della nostra Madre Terra. Noi abbiamo sottolineato che tutti i popoli della terra non mostrano lo stesso rispetto per questo mondo e gli esseri che esso reca. Il popolo Indoeuropeo, che ha colonizzato le nostre terre, ha mostrato assai poco rispetto per le cose che cerano e mantengono la vita. Noi pensiamo che questi popoli hanno cessato di rispettare il mondo già da molto tempo. Migliaia di anni fa tutti i popoli del mondo credevano nella stessa maniera di vivere, quella dell’armonia con l’universo. Tutti vivevano in accordo con la natura. (…)

Gli europei attaccarono ogni aspetto dell’America del Nord con uno zelo incomparabile. I popoli nativi furono implacabilmente distrutti poiché essi erano un elemento non assimilabile dalla civilizzazione occidentale. (…)
Ma il nostro messaggio essenziale al mondo è fondamentalmente un appello alla presa di coscienza. La distruzione delle culture dei popoli nativi appartiene allo stesso processo che ha distrutto e distrugge ancora la vita su questo pianeta. Le tecnologie e i sistemi di organizzazione sociale che hanno distrutto la vita animale e vegetale stanno distruggendo anche la vita dei popoli naturali. Questo processo è la civiltà occidentale. (…)

Se deve esserci un avvenire per gli esseri viventi su questo pianeta, noi dobbiamo cominciare a cercare le vie di cambiamento. Il processo di colonizzazione ed imperialismo che ha colpito gli Haudenosaunee non è che un microcosmo del processo che ha colpito il mondo.(…) Ciò di cui abbiamo bisogno è la liberazione di tutte le cose che sostengono la vita: l’aria, le acque, gli alberi, tutte cose che sostengono la trama sacra della vita. (…)

Noi siamo impegnati in una lotta di decolonizzazione delle nostre terre e le nostre vite, ma non possiamo compiere questa lotta da soli e senza aiuto. Da secoli sappiamo che ogni azione individuale crea condizioni e situazioni che mutano il mondo. Da secoli ci preoccupiamo di evitare tutte le azioni che non offrono una prospettiva a lungo termine finalizzata all’armonia ed alla pace nel mondo. In questo contesto, con i nostri fratelli e le nostre sorelle dell’emisfero ovest, siamo venuti fin qui per parlare di questi importanti problemi con altri membri della famiglia dell’uomo.”

La confederazione irochese delle sei nazioni

 (Immagine presa da WuMing Foundation – Bandiera della Lega Irochese esposta da due militanti No Tav in Val Susa)

Tratto direttamente dal libro “ Messaggio degli Irochesi al mondo occidentale. Per un risveglio della coscienza”, ripreso direttamente dall’articolo di Andrea Staid per “A Rivista Anarchica”