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Lettera di Leonard Peltier a Sostegno Della Lotta di Standing Rock

“Saluti miei cari,

Eccoci di nuovo qui. Questa volta siamo nel 2016. E’ da più di 41 anni che io non cammino libero e posso vedere il sole sorgere e tramontare e sentire la terra sotto i miei piedi. Io so che ci sono stati più cambiamenti di quelli che mi posso immaginare, la fuori. Ma so anche che c’è una lotta che fa si che questo Paese si stia muovendo verso una forma più sostenibile di vita. Questo è qualcosa che noi volevamo accadesse già negli anni ’70.

Io osservo gli eventi di Standing Rock con orgoglio e dolore. Orgoglio che le nostre genti e i loro alleati si stanno alzando e mettendo le loro vite in gioco per le generazioni future, non perchè lo vogliano, ma perchè devono farlo. Hanno ragione a sollevarsi in modo pacifico. E’ il più grande raduno del nostro popolo nella storia e ci ha unito più di qualsiasi altra cosa come mai era avvenuto. Noi abbiamo bisogno del supporto reciproco nel fare questo cammino in questi tempi.

L’acqua E’ vita e non possiamo abbandonare questa questione perchè la trattino i nostri nipoti e pronipoti quando le cose andranno avanti e la situazione della nostra natura sarà peggiore di come stia adesso. E la nostra MADRE TERRA sta già soffrendo. E sento dolore per coloro che proteggono l’acqua a Standing Rock perchè in questi ultimi giorni hanno ricevuto la più dura risposta dalle agenzie che impongono le leggi e le nostre genti stanno soffrendo.

Finalmente stanno ricevendo l’attenzione dei media nazionali.

La mia casa è in North Dakota. La gente di Standing Rock è la mia gente. Toro Seduto giace nella sua tomba lì. La mia casa a Turtle Mountain è appena a poche ore a nord di Standing Rock, giusto a sud di Manitoba, Canada.

Io non vedo casa mia da quando ero ragazzo, ma ho sempre la speranza di tornare là per il tempo che mi può rimanere da vivere. E’ la terra di mio padre e mi piacerebbe poter vivere ancora lì. E lì morire.

Ho diversi sentimenti quest’anno. L’ultima volta che mi sentii così era 16 anni fa, quando ebbi davvero una chance di essere libero. Non è un sentimento facile da definire. Qualcosa di agitato. E’ una cosa difficile  permettere alla speranza di insinuarsi nel mio cuore e nel mio spirito, qui in questo freddo edificio di cemento e acciaio. Da una parte avere speranza è un sentimento piacevole, meraviglioso, ma dall’altra parte può essere crudele e amaro. Ma oggi scelgo la speranza.

Io prego perchè voi stiate bene di salute e con buoni sentimenti e vi ringrazio dal fondo del mio cuore per tutto quello che avete fatto e continuate a fare per me e per la Madre Terra. Per favore mantenetemi nelle vostre preghiere e pensieri in questi ultimi giorni del 2016 che scivolano via. Vi mando il mio amore e il mio rispetto per tutti coloro che si sono riuniti nel nome della Madre Terra e delle nostre future generazioni. Io sono lì con voi nello spirito.

Doksha.”

(Lettera ripresa da questa pagina https://contromaelstrom.com/2016/11/29/scrive-leonard-peltier/ che si è impegnata a tradurla)

Questa lettera scritta da Leonard Peltier a sostegno della lotta e della resistenza della Standing Rock Nation dei Sioux contro la costruzione della DAPL mi permette di esporre e raccontare la sua figura e le vicende che hanno interessato la vita dell’attivista nativo americano per i diritti dei popoli nativi, figura che mi ha sempre affascinato, fin dall’infanzia. A Leonard Peltier e ai fatti che lo vedono coinvolto dedicherò un articolo a parte, il quale spero seguirà immediatamente questo in cui presento la sua lettera.

“Dissotterrando l’Ascia di Guerra”: Resistere per Esistere

Si aggiungono pagine all’eterno conflitto, almeno quello sul piano “ideologico”, tra due visioni del mondo agli antipodi; da una parte infatti troviamo l’uomo bianco e la sua cultura del progresso capitalistico volto a sottomettere agli interessi del profitto sia l’uomo sia la natura. Dall’altra parte incontriamo i nativi americani, coloro che erroneamente vengono chiamati tuttora “pellerossa” o “indiani d’america”, lontani dalle logiche capitalistiche tese a sfruttare la natura, a cui si oppongono fin dai primi contatti con l’uomo bianco.

Sabato 2 Aprile, North Dakota. Decine e decine di nativi americani appartenenti alla Standing Rock Nation dei Sioux, agli Cheyenne River Lakota e ai Rosebud Sioux attuano una protesta per opporsi alla costruzione dell’oleodotto denominato “Dakota Access Pipeline”. Questo oleodotto prevede l’attraversamento della riserva Dakota e, soprattutto, passerebbe al di sotto del letto del fiume Missouri, unica fonte d’acqua potabile per l’intera riserva.

I nativi americani hanno manifestato a cavallo, recandosi fino ai terreni in cui dovrebbero iniziare i lavori di costruzione del’oleodotto, occupandoli e assicurando che la loro protesta non si sarebbe conclusa fin quando non fosse annullato il progetto dell’oleodotto. I nativi hanno costruito un accampamento nelle zone in cui dovrebbe passare l’oleodotto con lo scopo di bloccare i lavori.

“Non abbiamo bisogno di petrolio per vivere, ma dell’acqua. Acqua che è un diritto umano, non un privilegio” queste le parole di uno dei manifestanti nativi.

Ora, spostandoci in Canada, possiamo evidenziare una simulazione simile a quella avvenuta in North Dakota. Infatti, nel 2015, l’azienda petrolifera malese Petronas ha offerto ai nativi americani della tribù Lax Kw’alaams 1,15 miliardi di dollari per acquistare i loro territori e il loro appoggio per la costruzione di un gasdotto. Gasdotto che dovrebbe trasportare gas naturale dalla British Columbia, costruendo un porto sulle coste in cui sfocia il fiume Skeena, fiume che fa parte dell’area di proprietà della First Nation dei Lax Kw’alaams. Fiume che inoltre, abbondando di pesci, permette ai nativi della First Nation una buona economia regionale e fonti di sostentamento che permettono loro la sopravvivenza. Con grande stupore da parte del governo canadese e dell’azienda malese, i Lax Kw’alaams hanno rifiutato all’unanimità l’ingente cifra di denaro loro offerta, sottraendosi dalla logica capitalistica secondo cui tutto ha un prezzo quindi tutti possono essere comprati.

Capo Yahaan ammette di aver temuto che la sua comunità accettasse la costruzione del gasdotto e il miliardo di dollari a causa della povertà e alle scarse prospettive occupazionali che affliggono gli appartenenti alle First Nation. Ma così, fortunatamente non è stato; rifiutando quei 1,15 miliardi, i nativi indigeni canadesi hanno mostrato il loro totale impegno a preservare il loro territorio e la natura stessa, impedendo all’uomo bianco di piegarla alle logiche industriali del mercato capitalistico.

Nonostante il “No” unanime della comunità Lax Kw’alaams, il governo canadese ha dato il via libera alla Petronas per la costruzione del gasdotto, di fatto ignorando a tutti gli effetti il volere e la decisione presi dalla First Nation, nonostante sia imposto per legge il rispetto delle decisioni prese dai nativi su questioni inerenti alle aree e territori di loro proprietà. Come conseguenza del disinteresse del governo canadese, i Lax Kw’alaams hanno “dichiarato guerra” al gasdotto. Infatti nell’estate 2015 una delegazione della tribù ha costruito un accampamento sull’isola di Lelu, alla foce del fiume Skeena, dove dovrebbe sfociare il gasdotto. Accampamento che rappresenta un chiaro esempio di difesa della natura e dei diritti delle First Nations canadesi, nonchè un importante esempio di resistenza e di lotta.

In entrambi casi vengono a delinearsi due linee guida contrapposte totalmente tra loro. Lo spietato egoismo e la fame di profitto dell’uomo bianco, sordo alle richieste dei nativi e fedele solamente alle logiche del capitale, da una parte. La lotta delle First Nations per difendere i propri diritti (da secoli calpestati ed ignorati) e per preservare la natura. Lotta dei nativi per resistere e continuare ad esistere, sottraendosi alle logiche spietate dell’uomo bianco.

Ancora una volta si evidenzia l’importanza della resistenza concreta, del sabotaggio e della disobbedienza civile per opporsi all’egemonia di un’unica visione del mondo: quella capitalistica dell’uomo bianco in cui tutti hanno un prezzo e tutti possono essere comprati, sottomessi e sfruttati, natura in primis.medium_110217-164521_to301110est_2209-lakota-a-cavallo_h_partb Indiani-Canada-GNL