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Le Guerre dei Castori – Colonialismo e Struttura della Dipendenza

Agli albori dell’epoca coloniale (XVII secolo) il territorio nord americano fu teatro di una serie di conflitti noti come Guerre del Castoro o Guerre Franco-Irochesi che, come vedremo in questo articolo, possono essere analizzate chiamando in causa la struttura della dipendenza, teoria fondamentale dell’antropologia economica. Questa serie di conflitti si svolse nella regione dei Grandi Laghi dal 1642 al 1698 tra due grandi “nazioni” di nativi americani: la Lega degli Irochesi guidata dai Mohawk da una parte, sostenuta e armata direttamente dai commercianti inglesi ed olandesi, e la confederazione algonchina di cui facevano parte Odawa, Abenachi, Mohicani ecc. alleati con gli Uroni, popolo di lingua iroquoian, a loro volta appoggiati ed incoraggiati dai francesi. Storicamente fino al 1600 le relazioni tra le cinque tribù che formano la Lega degli Irochesi e le popolazioni di stirpe algonchina oscillavano tra momenti di pace e momenti di tensione che sfociavano spesso in vere e proprie spedizioni di guerra. E’ importante, se vogliamo parlare di struttura della dipendenza, sottolineare come questi conflitti tra le due nazioni non siano mai stati finalizzati  alla sottomissione dell’avversario o alla conquista di territori. Questo era il quadro sintetizzato dei rapporti tra Irochesi e Algonchini antecedente all’epoca coloniale iniziata indicativamente nel XVII secolo con l’arrivo inizialmente di commercianti francesi, seguiti successivamente da quelli olandesi e inglesi, interessati al commercio di pellicce in territorio nord americano e canadese. E’ da questo momento che iniziano a crearsi vere e proprie forme di dipendenza economica delle popolazione indigene nord americane dalle economie mercantili europee.

I primi a giungere nel territorio nord americano furono i francesi che immediatamente stipularono degli accordi commerciali con i Wendat (Uroni per i francesi, anche se il termine è altamente dispregiativo significando “selvaggi” o “arroganti”), nativi americani di stirpe irochese stanziati principalmente in Canada, i quali iniziarono a rifornire le rotte commerciali francesi e i mercati europei di pellicce pregiate e di altri beni che essi procuravano ai commercianti francesi. Questi accordi modificarono in breve tempo l’organizzazione economica della società wendat e di conseguenza gli Uroni, trovando vantaggiosi tali accordi, abbandonarono progressivamente (anche se mai completamente) le tradizionali attività di sussistenza come l’agricoltura e la raccolta, dedicandosi quasi totalmente alla caccia di animali da pelliccia richiesti dai commercianti francesi e dai mercati europei. Già alla metà dell’XVII secolo si potrebbe asserire che l’economia degli Uroni dipendeva quasi esclusivamente dagli accordi commerciali con i francesi e perciò dalla caccia agli animali da pelliccia.

Essendo quello delle pellicce un mercato pressoché nuovo, fecero il loro ingresso nel contesto canadese anche i commercianti olandesi decisi a contrastare il monopolio francese. Seguendo la stessa strategia adottata dai francesi anche gli olandesi trovarono vantaggioso per i propri interessi economici stipulare una serie di accordi commerciali con gli indigeni della regione. Così se da una parte i commercianti francesi potevano contare sull’attività di caccia degli Uroni, a loro volta i commercianti olandesi facevano affidamento sulle cinque nazioni che formavano la Lega degli Irochesi. Se già storicamente le relazioni tra Irochesi ed Uroni erano tutt’altro che amichevoli, questa situazione di concorrenza spietata, mossa dagli interessi commerciali di francesi ed olandesi, nella caccia agli animali da pelliccia non poteva far altro se non alzare il livello di tensione tra i due popoli. Inoltre questa situazione di concorrenza aveva chiuso ogni spazio dedicabile ad altre attività di sussistenza differenti dalla caccia agli animali da pelliccia. Di questa situazione soffrirono entrambe le nazioni indiane, anche se probabilmente fu il popolo Urone a trovarsi maggiormente costretto a prendere una decisione di vitale importanza. Le alternative per gli Uroni erano solamente due: o, attraverso una spedizione di guerra, conquistare e affermarsi sulla Lega degli Irochesi, monopolizzando la caccia agli animali da pelliccia ed il commercio con i francesi ed olandesi, oppure scegliere la strada della riconversione verso altre forme di sussistenza, in primis l’agricoltura.

E’ dinanzi a questo bivio, a questa duplice alternativa, che possiamo introdurre il concetto di struttura della dipendenza. Con il termine “economia della dipendenza”, prendendo in prestito l’uso che ne fece l’economista Andrè G.Frank, possiamo definire tutte quelle relazioni che si instaurano tra sistemi e modi di produzione locali e l’economia di mercato, ossia tutta quella serie di situazioni di subordinazione “funzionale” che si vanno a formare tra le economie del centro e quelle della periferie (nel nostro caso tra le economie mercantili del colonialismo europeo e quelle dei nativi americani). Questa dipendenza nei confronti delle economie di mercato, ossia quelle più forti, che hanno assunto differenti aspetti nel corso della storia (imperialismo, colonialismo, capitalismo, ecc.) nasce dalla potenza economica di queste ultime grazie alla quale esse hanno la possibilità di estrarre risorse dalle economie più deboli, in una logica non solo di dipendenza ma di vero e proprio sfruttamento, privazione e saccheggio (logica cardine del capitalismo); in questo modo, a causa del saccheggio da parte delle “potenze economiche”, le risorse non possono essere più impiegate all’interno dei circuiti economici locali e le economia della periferia sono così condannate ad una situazione di stagnazione permanente in uno stato di privazione e di povertà. La seconda caratteristica strutturale della “struttura della dipendenza” è quella che possiamo ravvisare nella situazione venutasi a creare in Nord America con l’arrivo dei commercianti francesi, olandesi ed inglesi e con lo scoppiò delle cosidette Guerre dei Castori: le economie del centro, nel nostro caso le economie coloniali europee, orientano a proprio vantaggio le economie della periferia facendo produrre loro ciò che crea profitti a quelle del centro. E’ questa la situazione tipica che si è andata a creare durante l’era coloniale nei territori occupati dalle potenze europee, situazione che caratterizza in gran parte anche le relazione economiche capitaliste odierne. Detto questo appare quindi abbastanza chiaro come l’economia degli Uroni (tanto quanto quella della Lega Irochese) si trovava di fatto intrappolata in quella che Frank chiama “struttura della dipendenza” nei confronti del mercato di pellicce europee e delle potenze coloniali che sfruttavano i popoli indigeni a proprio vantaggio economico.

A causa di questa struttura della dipendenza Uroni e Lega degli Irochesi avevano dato vita ad una sanguinosa e violenta serie di conflitti che, appunto perchè mossi dalla volontà di monopolizzare ed egemonizzare il commercio delle pellicce e i territori di caccia, presero il nome di Guerre dei Castori. Il monopolio del commercio delle pellicce era chiaramente una aspirazione delle rispettive potenze coloniali alleate dei nativi, olandesi e francesi in primis, e perciò sia i commercianti olandesi che quelli francesi iniziarono ad armare con armi da fuoco i rispettivi alleati indigeni. Questa dotazione di armi da fuoco non fece altro che inasprire il conflitto tra i due popoli, sempre più accecati dalla volontà di imporre il proprio totale controllo sui territori di caccia. Durante l’inverno del 1648 la Confederazione degli Irochesi inviò quasi mille guerrieri armati dagli olandesi in territorio urone; questi attaccarono i villaggi uroni, uccisero gran parte dei guerrieri e fecero centinaia e centinaia di prigionieri di guerra tra donne e bambini. Questo attacco vittorioso, che sancì la sconfitta e la ritirata dei pochi uroni sopravvissuti nei territori della confederazione Anishinaabeg nella parte settentrionale della regione dei Grandi Laghi, permise alla Lega degli Irochesi di estendere i propri territori di caccia ed il proprio controllo sulla regione ricca di pellicce fino a quel momento possesso degli Uroni. Dopo decenni di guerra sanguinosa e cruenta i Wyandot (Uroni) furono praticamente sterminati dalla potenza dei guerrieri irochesi e dalle armi da fuoco dategli loro dagli olandesi e in parte dagli inglesi. E’ chiaro quindi che la struttura della dipendenza nella quale era intrappolata la nazione urone a causa degli accordi con la potenza coloniale francese, li aveva obbligati ad intraprendere una guerra mortale e sanguinosa contro gli Irochesi; guerra che decretò praticamente la fine della Nazione Wyandot e l’espansione dell’influenza della Lega Irochese in tutto il territorio dei Grandi Laghi e il loro monopolio nel commercio delle pellicce con gli invasori coloniali europei.

 

(Ci tengo a dedicare questo articolo all’antropologo Ugo Fabietti recentemente scomparso, avendo liberamente preso ispirazione dal suo manuale Elementi di Antropologia Culturale, utilissimo strumento per la conoscenza e l’approfondimento degli argomenti cari all’antropologia)

La Crisi di Oka – l’Ultima Resistenza dei Mohawk

Il 26 settembre del 1990 si concluse un’importante disputa territoriale tra il governo canadese e le popolazioni originarie Mohawk; la disputa, che viene considerata come l’ultima grande rivolta e resistenza del popolo Mohawk, iniziò solamente pochi mesi prima, ne luglio del 1990 e passò alla storia con il nome di “Crisi di Oka”. Ma andiamo con ordine cercando di ricostruire gli eventi per evidenziare, nella sua breve durata, l’importanza di questo momento di lotta e di resistenza che ha interessato la comunità Mohawk di Kanesatake.

La disputa è scoppiata nel momento in cui le autorità della città di Oka, nel Quebec, hanno deciso in modo arbitrario, ossia senza previa discussione con i popoli nativi, di utilizzare un terreno sacro della comunità Mohawk di Kanesatake (che loro chiamavano con il nome di “terra dei pini”) per costruirvi sopra un campo da golf e un complesso residenziale di lusso. Appena la notizia trapelò, le comunità delle nazioni indigene originarie decisero di rispondere a questo attacco istituzionale di stampo neocoloniale ergendo alcune barricate per impedire l’accesso al territorio sacro e di conseguenza bloccando l’inizio dei lavori che avrebbero violato, devastato e saccheggiato il territorio Mohawk.

Il sindaco di Oka dinanzi alla Resistenza messa in atto dalle comunità Mohawk a difesa delle proprie terre decise di far intervenire la Surete du Québec, ossia la polizia provinciale della regione. Le forze di polizia, schierate in assetto militare sul territorio occupato dai nativi, iniziarono immediatamente ad assaltare le barricate con lanci di lacrimogeni e di bombe accecanti, cercando in questo modo di spezzare la resistenza dei Mohawk, i quali però erano disposti a tutto tranne che ad indietreggiare e abbandonare la lotta. In questa situazione confusa di scontro aperto, un uomo rimane disteso a terra senza vita; si tratta del caporale Marcel Lemay, ucciso da alcuni colpi di pistola sparati da qualcuno di cui fu impossibile stabilirne l’identità. È a questo punto che le forze poliziesche della Surete du Québec capiscono che non gli resta altra alternativa se non abbandonare le terre occupate dai nativi Mohawk e ritirarsi.

Nei giorni seguenti all’assassinio di Lemay si manifestò in tutta la sua brutalità l’azione vendicativa e repressiva dello stato canadese che diede inizio ad una serie di arresti arbitrari ed indiscriminati di uomini, donne e anziani Mohawk in tutto il paese, anche coloro che vivevano lontani dalle terre occupate e che non avevano partecipato agli scontri. Successivamente a questa imponente azione repressiva dello Stato canadese, una moltitudine di nativi appartenenti ad altre First Nations e comunità indigene del Nord America raggiunsero i territori occupati dove resisteva la lotta della comunità Mohawk di Kanesatake. A questo punto le forze poliziesche del Québec decisero di bloccare ogni via di accesso alla cittadina di Oka, in modo da impedire che aumentasse il numero di nativi che resistevano sulle barricate a difesa delle terre sacre occupate. La tensione tra istituzioni dello Stato canadese, cittadinanza di Oka e Mohawk cresceva giorno dopo giorno e presto la situazione precipitò al punto che il governo dovette schierare contro i resistenti nativi 2500 soldati appartenenti alla Royal Canadian Mounted Police, alzando ancora di più il livello di provocazione e scontro. Provati dalla crescente repressione, dagli scontri, dalle violenze e dagli sgomberi, in data 29 agosto i Mohawk si apprestarono a negoziare la fine delle ostilità. Infine, il 26 di settembre, con l’atto simbolico di bruciare le loro armi in un incendio appiccato nei pressi dei territori sacri occupati, i resistenti Mohawk si arresero alla violenza militare e alla repressione poliziesca messe in atto dallo Stato canadese. Come conseguenza di questi tre mesi di resistenza e di rivolta i nativi che avevano partecipato attivamente all’occupazione delle terre furono arrestati, picchiati brutalmente ed infine condannati.

Questo breve ricordo della Crisi di Oka vuole fungere semplicemente da ennesimo esempio e simbolo di resistenza indigena contro le costanti violenze governative che proseguono da secoli ai danni delle comunità e delle popolazioni native, le quali attraverso lo strumento della lotta (armata e non) possono difendersi e contrastare l’oppressione dello Stato e del Capitale.

Per completare la narrazione degli eventi dell’ultima grande resistenza dei Mohawk riporto un contributo del compagno Olmo pubblicato su Earth Riot:

“Il 26 settembre 1990 è una data tristemente nota. Trascorsi mesi di combattimenti i guerrieri Mohawk dei territori di Kahnawake e Kanesatake vicino a Montreal in Quebec (Canada) si arrendono. Dopo aver fronteggiato l’esercito di terra canadese, formato da migliaia di soldati, (aiutato dalla marina militare e l’aviazione) per oltre 80 giorni, in un ultimo disperato tentativo di resistenza, cercano di salire sui monti ma vengono raggiunti e colpiti brutalmente dai soldati armati. La loro colpa? Salvaguardare dei luoghi che loro ritenevano sacri e che una società americana aveva deciso di occupare per costruire immensi campi da golf. Foreste, fiumi, altipiani meravigliosi inceneriti per il divertimento di imprenditori e dirigenti di multinazionali. E’ dal 1614 che i Mohawk combattono contro l’invasione delle loro terre, prima gli olandesi poi i francesi e infine gli americani di fine ottocento. Gli amministratori della società di golf pensavano di minacciare dei nativi mezzi ubriachi e comprabili con una stecca di sigarette, non avrebbero mai immaginato lontanamente di trovarsi davanti invece il coraggio di uomini e donne che per 4 secoli non si erano mai fatti piegare da nessuno.

<Volete le nostre terre ? Bene!
Allora bruceremo tutto>.”