Un Racconto sulle Risorse e sul Potere

L’articolo in questione è in realtà direttamente ripreso dall’ultimo paragrafo dell’ultimo capitolo del manuale “Elementi di Antropologia Culturale” scritto dall’antropologo Ugo Fabietti, recentemente scomparso.

“In un mondo sempre più “globale”, nel quale le risorse del pianeta sono sfruttate all’infinito a vantaggio di una minoranza dei suoi abitanti, ripensare il rapportro tra la gestione delle risorse e la gestione del potere significa, in un certo senso, riconsiderare il futuro stesso del genere umano.

I miti, in qualsiasi modo li si voglia interpretare (come una spiegazione dell’origine del mondo, come un <<trucco pedagogico>>, oppure come il prodotto della <<mente classificatoria>>) hanno sempre la straordinaria capacità di fissare, in una storia, aspetti della condizione umana. I miti infatti non sono qualcosa che proviene dagli abissi dell’inconscio o del tempo, ma sono modi in cui gli esseri umani cercano di attribuire un senso alla propria condizione, alle proprie ansie, speranze e paure. Sono, secondo l’etimologia greca del termine, dei <<racconti>>. Gli esseri umani inventano racconti ogni giorno. La maggior parte di questi racconti vengono dimenticati, altri restano, e alcuni finiscono per diventare <<i miti>> per eccellenza.

Il racconto che segue è opera di un capo degli Yanomami – un popolo di orticoltori amazzonici che come abbiamo visto ha sofferto gli effetti tragici di quella logica di <<sfruttamento all’infinito>> delle risorse che sembra oggi sempre più furoreggiare sul nostro pianeta – e si ispira al presente. Mescolando elementi della tradizione cosmologica yanomami con una visione della condizione attuale di questo popolo e dell’ambiente in cui esso vive, potrebbe, un giorno, diventare un <<mito>>. Lo riportiamo perchè riflette la lucida consapevolezza che gli Yanomami hanno del rapporto che esiste tra l’uso delle risorse e il potere che le controlla. Anche se le figure del racconto sono per noi fantastiche, esse corrispondono, nei codici culturali locali, agli agenti responsabili dell’accadere degli eventi che in esso sono descritti. Il racconto parla di come lo spirito-vapore Xawara, rilasciato dal sottosuolo durante la ricerca dei minerali, porti la distruzione per tutti, Yanomami e bianchi.

Questa cosa che noi chiamiamo Xawara veniva tenuta nascosta molto tempo fa dai nostri antenati. Era Omame, lo spirito-creatore yanomami, a tenere Xawara nascosto. Lo teneva nascosto e non voleva che gli Yanomami lo disturbassero. Omame disse: <<Non toccatelo!>> Per questa ragione lo nascose nella profondità della terra. Egli disse anche: << Se Xawara torna alla superficie, tutti gli Yanomami cominceranno a morire a sciami!>>. Dopo aver detto queste parole, egli lo seppellì molto in profondità.

Ma oggi i Nabebe, i bianchi, dopo aver scoperto le nostre foreste sono stati presi dal desiderio frenetico di tirare fuori questo Xawara dal profondo della terra dove l’ha nascosto Omame. Xawara è anche il nome con cui chiamiamo Booshike, la sostanze che voi chiamate <<minerali>>. Noi ne abbiamo paura. Xawara è il nemico degli Yanomami, e anche il vostro. Vuole ucciderci. Così se cominci ad ammalarti, esso va avanti fino ad ucciderti. A causa di questo, noi Yanomami siamo molto preoccupati. Quando l’oro rimane nelle fredde profondità della terra non è un male. Allora va tutto bene. Non è pericoloso. Quando i bianchi estraggono l’oro dalla terra, lo bruciano, lo girano sul fuoco come se fosse farina di manioca. Questo fa venir fuori il fumo dall’oro. E’ così che Xawara, che è il fumo dell’oro, si viene a creare. Dopo di che lo Xawara wakexi, questo <<fumo epidemico>>, si diffonde non solo attraverso la foresta, dove vivono gli Yanomami, ma anche nelle terre dei bianchi, dappertutto. Ecco perchè stiamo morendo, a causa di questo fumo. Diventa fumo portatore di morbillo. Diventa molto aggressivo e uccide gli Yanomami.

Quando il fumo raggiunge il centro del cielo, anche il cielo comincia ad ammalarsi, comincia anch’esso ad esser colpito dallo Xawara. Anche la terra si ammala. Perfino gli Hekurabe, gli spiriti aiutanti degli sciamani, si ammalano molto. Perfino Omame è colpito. Deosime, Dio, anche. Per questo ora siamo molto preoccupati. Non sono sollo gli Yanomami a morire. Tutti moriranno insieme. Quando il centro del cielo sarà pieno di fumo, anche il cielo comincierà a morire, come uno yanomami. A causa di ciò, quando esso si ammalerà il tuono si farà sentire senza sosta. Anche il tuono si ammalerà e romberà di rabbia, senza sosta, afflitto dal calore.

Per gli Yanomami questo significa che il cielo si spezzerà e i numerosi sciamani yanomami morti vorranno vendicarsi: quando gli sciamani muoiono i loro Hekurabe, gli spiriti aiutanti, si arrabbiano molto. Essi vedono che i bianchi causano la morte degli sciamani, i loro <<padri>>. Vorranno vendetta, taglieranno il cielo a pezzi facendolo crollare sopra la terra; faranno anche cadere il sole e quando il sole cadrà diventerà tutto buio. Quando la luna e le stelle cadranno, il cielo diventerà buio. Noi vogliamo dire ai bianchi tutto questo, ma loro non ascoltano […] (cit. in Rocha, 2001, pp. 62-63) “

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