Perché NULMAL?

Questo mondo ci fa talmente schifo che l’unica posizione che prendiamo è quella del suo possibile sconvolgimento. Per sovvertire la totalità dell’esistente desideriamo complicità e affinità, di tempi e di spazi decisi insieme, dove vediamo nel sudore delle relazioni qualcosa che non troviamo da nessun altra parte e di solidarietà; quella solidarietà che abbraccia, oltre all’affezione, anche un’idea di liberazione. La verità, gli ideali, le abitudini, il linguaggio, gli atteggiamenti e i bisogni di questo abominevole mondo ci sono del tutto estranei. La contaminazione con altri la troviamo quando nella serenità di quell’attimo sembra che questo mondo possa essere trasformato. Se rifiutiamo qualsiasi valore obbligato dell’esistente è perchè ci sentiamo stranieri in territorio nemico e vorremmo cessare di essere ospiti indesiderabili in un posto che disprezziamo, per diventare creatori di un mondo radicalmente diverso. Se solo una rottura dell’ordine costituito può far intravedere la possibilità di sperimentare modi di vivere diversificati, allora anche la rottura di un certo linguaggio può dare la possibilità di esprimere e sperimentare una lingua che rompe con omologazione e schiavitù. In gioco abbiamo una enorme prospettiva: una vita senza misure, dire parole che nessuno vuol sentire per spingersi oltre qualunque barriera linguistica. E i complici non si incontreranno su strade già battute, ma su percorsi scoscesi quanto inesplorati. Donandoci alla gioia di vivere, alla creatività ed a un immaginario di libertà, possiamo distruggere la civiltà che è in noi. (Senza Misure – Emma Varlin)

Con il termine Nulmal i Kwakiutl, popolo stanziato sulla costa settentrionale del Pacifico, identificavano il “danzatore folle”, una figura fondamentale all’interno della loro ritualità e per il funzionamento della vita sociale della comunità. Uno dei primi antropologi ad imbattersi nella figura del “danzatore folle” fu Franz Boas, il quale intorno al 1893-94 potè assistere alle cerimonie invernali che caratterizzavano il periodo rituale tra i Kwakiutl; questo periodo rituale chiamato tseka rappresentava un vero e proprio momento di trasformazione della società e della quotidiana vita comunitaria. Difatti tra i Kwakiutl, così come tra le sei nazioni che compongono la Confederazione degli Irochesi (Haudenosaunee), era diffusa la credenza che durante il periodo invernale gli spiriti si avvicinassero ai villaggi degli uomini rendendo di fatto labile ed effimero il confine tra mondo umano e mondo invisibile. Tra questi esseri spirituali misteriosi troviamo gli atlasemk, ossia coloro che iniziavano il nulmal, il “danzatore folle” che ritornava al villaggio dopo un periodo trascorso nel profondo della foresta (mondo degli spiriti) in preda ad un comportamento fortemente anti-sociale e in stato di “follia” distruttiva. Questo comportamento che caratterizzava il nulmal si poneva in aperto e netto contrasto con i valori e le norme sociali accettate e che regolano la vita comunitaria ordinaria. Tra i Kwakiutl, così come anche tra gli Irochesi (Haudenosaunee) attraverso le figure delle False Facce, gli spiriti, incarnati dal Nulmal attraverso maschere grottesche e spaventose, giungevano dal mondo selvaggio della foresta per prendere possesso del mondo dei vivi, invadendo il villaggio e le abitazioni creando scompiglio alla ricerca di doni e offerte.

Il periodo invernale per le popolazioni native stanziate sulla Costa nord-ovest del Pacifico, così come quelle che abitavano la regione dei Grandi Laghi, imponeva la temporanea sospensione delle attività di caccia e pesca e quelle di produzione agricola. Questo periodo dell’anno sembrava quindi costituire il momento adatto per mettere in atto pratiche di interruzione momentanea dell’ordine sociale. Figure come il danzatore folle incarnavano proprio questa irruzione del disordine nel mondo umano e la temporanea frattura dell’ordinario funzionamento della vita sociale.

Quindi, proprio come un danzatore folle dei Kwakiutl, portatore di creatività attraverso la sua azione distruttrice volta ad attaccare norme e valori dominanti e a destabilizzare il normale funzionamento dell’ordine sociale, ritengo che il ruolo dell’antropologia debba essere grossomodo lo stesso, ossia offrire nuove possibillità di sguardi e interpretazioni su quello che accade attorno a noi, convinto dell’importanza del disordine, della creatività dell’impeto distruttivo e della sovvesione di tutto ciò che si presenta come naturale, giusto, immutabile e dominante. Parafrasando quanto diceva Clifford Geertz, ripreso poco tempo fa dai compagni e dalle compagne dietro al progetto Naven, il compito dell’antropologia dev’essere quindi quello di destabilizzare; destabilizzare tanto norme e valori dominanti quanto una realtà sociale, politica ed economica che si continua a presentare come necessaria e come l’unica possibile. E reinterpretando quanto sostenuto da Bakunin, vedo l’antropologia come strumento di distruzione con cui minare le fondamenta del potere e dell’autorità costituita. Antropologia quindi come mezzo di sovversione e irruzione del disordine nella realtà odierna, antropologi come “danzatori folli” in rotta verso l’ignoto che apre infinite possibilità e animati da creatività distruttrice, alla ricerca di percorsi inesplorati verso imprevisti senza nessuna certezza. Perchè solo una rottura dell’ordine costituito può far intravedere la possibilità di sperimentare modi di vivere diversificati.L’unica possibilità che NULMAL prende in considerazione è quindi quella di sconvolgere questo mondo e sovvertire l’esistente e l’oppressione che impone sulle nostre vite, aprendosi alla sperimentazione di modi di vivere altri.

 

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4 commenti su “Perché NULMAL?

  1. Ciao stavo cercando di ritrovare un tuo vecchio testo intitolato “estratti-green-anarchy-introduzione-al-pensiero-alla-pratica-anarchica-dell’anti civilizzazione” ….ora però è “sparito” … è un caso o hai cambiato le tue idee/ visione che hai deciso di cancellarlo.
    gazie max

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